Consiglio di Istituto: che fare?

Dal punto di vista di un insegnante, il Consiglio di Istituto è volontariato puro: lavoro faticoso, spesso noioso e non remunerato.
Qualche anno fa, avevo proposto in collegio di riconoscere un compenso ai colleghi che ne facevano parte, ma nessuno raccolse.

Oggi mi chiedo se abbia senso candidarsi per farne parte. Il governo ci toglie le risorse necessarie per far funzionare bene la scuola. Perché mai dovremmo offrire la nostra competenza, il nostro tempo e la nostra fatica per gestire questa vergogna? Sa un po’ di collaborazionismo.
Forse è proprio il caso di non presentare candidature e di non votare. Contemporaneamente, attraverso la rete, la stampa, le radio, le tv, potremmo motivare la nostra scelta: smascherare un’amministrazione che sta soffocando la scuola pubblica.

Però, finché le regole non cambieranno, il Consiglio di Istituto ha compiti decisivi per la vita della scuola. La scelta dell’Aventino potrebbe essere controproducente. Potrebbe essere il caso di entrare nei consigli per far esplodere meglio le contraddizioni di un’amministrazione sgangherata.

Che fare?

Ho chiesto ai colleghi di discuterne, ma, per ora, nessuno segnale di risposta.

Temo le solite liste preparate con il passaparola in corridoio…

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