Perfidi nanetti

Han sempre qualcuno nel mirino, i miei perfidi nanetti. E alternano i bersagli: è noioso colpire sempre lo stesso.

Che soddisfazione sbeffeggiare Marcello, stortignaccolo e maldestro. Di solito subisce: comincia a tossire, diventa tutto rosso, si agita scomposto e sgraziato. Davvero divertente!
Quando poi il maestro interviene, sanno già usare i vecchi trucchi. Negano l’evidenza: «Ma non è vero! Non abbiamo fatto niente». Oppure ribaltano la responsabilità sulla vittima: «Ha cominciato lui: la settimana scorsa mi ha detto scemo». Come l’agnello e il lupo…

E sono prudenti: cambiano bersaglio. È il turno di Abdelkader.
«I marocchini son tutti ladri, lui è marocchino, quindi è un ladro». Caspita, conoscono già la logica aristotelica.
Abdelkader è un bel bambino, alto, robusto, esuberante e gigione. È più piccolo, ma legge e scrive meglio di loro e, imprudente, non esita a farlo notare: ha un livello di autostima fuori scala.
Ma la paga: botte, quando l’insegnante non vede, e dispetti in continuazione.
Il vecchio rimedio, tenerli lontani, non basta.
Li affronto. Come da repertorio, negano prima, accusano poi.
Non mollo.
Il primo a cedere è Marco Paletta: «È vero, lo picchiamo. Abbiamo cominciato all’asilo. Se ci penso non so nemmeno perché. Non ci divertiamo neanche…».
Senza che io lo chieda, promettono solenni: «Non lo picchieremo più. Gli gireremo alla larga».
«Però i marocchini son tutti ladri» aggiunge Marco Pozzi. Grandi cenni di assenso di Gulab e Ravì.

Qualche giorno di quiete. Poi mi chiama una collega della scuola media: «Un gruppetto di bambini di quinta, sul pullmino, picchia ed insulta i ragazzi delle medie».
Non so che rispondere: mi sembra impossibile.
Dopo pranzo, quando li vedo rilassati, provo a chiedere: «Ma davvero picchiate quelli delle medie?»
Questa volta non negano: «Sì, li picchiamo e mostriamo il dito
«E chi picchiate?»
Sorridono lieti e mi guardano come se chiedessi un’ovvietà: «Tutti! Li picchiamo tutti – proclamano allegri – però hanno cominciato loro…»

Il giorno dopo sono alla scuola media per una riunione. Non sono ancora convinto e chiedo conferma ad un paio di ragazzi che conosco. In un attimo li ho tutti attorno, anche un paio di Marcantoni di tutto rispetto alti il doppio dei miei perfidi nanetti. Confermano in coro.

Insomma, hanno organizzato una bella banda.
Ogni tanto si viene a lamentarsi anche qualche mamma: «Il solito Pozzi…»

Poi, sembra curioso, queste piccole pesti vengono, come tutti gli altri bambini, a cercare gratificazioni, complimenti, persino qualche coccola. Così una porta resta aperta: non dispero.

Certo, però, se un ragazzone delle medie li mettesse per una volta a posto…

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