Voti nel bunker

Quand’ero maestro nelle scuole fascia a sud di Milano il problema non si poneva: tutti poveri i miei alunni.
Da professore, in un grande istituto superiore, ho avuto, oltre a tanti alunni poveri, anche alcuni figli di ricchi e persino di potenti. Mai, però, ho percepito, tra i colleghi, segnali di preferenza nei loro confronti. Neppure i figli di colleghe e colleghi godevano di privilegi.
Capitava, piuttosto, di vedere qualche indulgenza riservata ai molto poveri ed ai molto sfortunati.

Qui è diverso?
Non potrei dirlo con certezza assoluta. Eppure, in una delle due scuole in cui insegno, mi par di sentire una discreta pressione a favore dei pargoli privilegiati, figli di persone importanti, descritti dalle colleghe come piccoli geni.
I miei voti stonano rispetto ai 9 nelle altre materie. Una collega prevede proteste da parte della mamma del piccolo Lord.
Alzo le spalle. Preferirei una scuola elementare senza voti, ma la legge li impone. Se dobbiamo darli, siano almeno una cosa seria!
La scuola non ha definito i criteri di valutazione. Li definirò io sul mio registro. Poi protesti chi vuole: son solido come un bunker antiatomico.

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