Un lunghissimo venerdì – seconda parte

E intanto nevica.

Bella la mensa, grande, pulita, bei colori e pannelli fonoassorbenti. I bambini si comportano quasi sempre bene.
Quasi tutti mangiano la pasta, ma il secondo, insalata verde e tonno sott’olio, non lo vogliono proprio.

La cuoca si sdegna. «Già ieri non avete voluto il passato di verdura. Avete anche avanzato l’arrosto…»
«Ed avevano ragione» penso io. Ieri son stato l’unico a mangiare il passato di verdura, anche le colleghe non l’hanno voluto ed ho capito subito perché. L’arrosto poi…
Ma la cuoca, ancora di malumore, proclama: «Darò il dolce soltanto a chi mangia tonno ed insalata». Cedono in pochi.

Che fare?
La collega mi invita a non intervenire: «Non forziamo mai i bambini a mangiare. Anche la cuoca non avrebbe dovuto farlo, ma un conflitto tra adulti non è opportuno».

Fuori nevica.

Ahimè, la cuoca mantiene la promessa.
Lo strascico arriva dopo, quando torniamo nell’aula. Non ci sono scontri clamorosi. Però due bimbe piangono. Sono state accusate d’esser lecchine, di essersi vendute alla cuoca per un pezzetto di pandoro.
Non do torto né ragione: «E per un pezzetto di pandoro vogliamo rompere un’amicizia?»
E lascio fare.
Passa un solo minuto: eccoli insieme come prima, giochi tranquilli in classe: il corridoio è un concentrato di spigoli ed ostacoli.
Lancio, con modesto successo, l’idea degli scacchi. Riproverò.

Ore 14,00: si ricomincia. E intanto fuori continua a nevicare.
Come ogni venerdì pomeriggio, non è facile. Ravì e Gulab, forse stanchi, sono irrequieti, frenetici. Gulab, con la sua vocetta da cartone animato, continua ad fare osservazioni bizzarre. Ravì, istrice da cartoleria, mette penne e matite sulle orecchie, nelle orecchie, in bocca, nel naso e ride senza ritegno. Roberto vuol far vedere quanto è più abile di Ravì: con un po’ di saliva fa in modo che le cannucce delle penne gli restino attaccate alle labbra ed alla faccia.
Un bel bestiario.

Pressione sul diaframma, tuona la mia voce. Un po’ si ricompongono.
Questionario sulla circolazione per la quinta, studio della fotosintesi clorofilliana per terza e quarta. Mettiamo a confronto la spiegazione dei due sussidiari. In entrambi non si capisce come sia possibile trasformare l’anidride carbonica in nutrimento per la pianta né perché si produca ossigeno.
Oso servirmi di un minimo di formule chimiche. La pianta, dico, usa anidride carbonica CO2 e acqua H2O per produrre glucosio C6H12O6.
In pratica 6 CO2 + 6 H2O portano a C6H12O6 + 6 O2.
Avranno capito? Apparentemente sì.

Sono stanchi. Disegnano volentieri: boschi con tanti alberi e qualche funghetto. Un po’ di colore consola: fuori è tutto bianco e, ancora, nevica.

La bidella viene a chiamarci: qui la campanella è un lusso mai visto.
Accompagno i bimbi all’uscita. Nevica.
Risalgo e controllo il nostro blog. I bambini ci tengono tanto, ma c’è sempre qualcosa da sistemare.

Infine corso sulla LIM con i colleghi delle medie. Siamo in tre: numero ideale per imparare. Ma fuori nevica.

Finito il corso, via, verso casa. Ma lo spazzaneve non è passato. La provinciale è una pista da sci. La mia Panda, però, non è una slitta.
Mi sento Ulisse in un mare di neve. Arrivo vicino ad Itaca, ma l’auto si blocca. Non sale. Le ruote slittano.
Metter le catene? Sono al buio, in salita. Decido di abbandonare l’auto in un piccolo spiazzo a margine della strada. Scendo e mi avvio. E arrivano i nostri. Vedo le luci dello spazzaneve. Lo lascio passare, risalgo in auto. Dopo poco eccomi, finalmente, a casa.

Ci sono le lezioni da preparare.

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