Fallo!

Dal mio diario

Resistenza passiva – dicevo. E mi sbagliavo.
Sabine non fa resistenza passiva. Mi ha dichiarato guerra aperta. Rifiuta di scrivere. Rifiuta di leggere. Si alza e passeggia per l’aula. Poco danno, se fosse un’aula vera. Purtroppo è un ripostiglio e ci stiamo stretti stretti. Quando Sabine si muove, urta i compagni. Alessandro la insulta rabbioso. Edoardo la difende.
Nello stanzino ci sono anche la macchinetta del caffe ed i biscotti delle maestre. Sabine ruba bustine di zucchero e biscotti.
Lo show è quasi tutto individuale: manca qualcosa. Ecco allora il duetto di insulti con il fratello che sta nella classe vicina.

Maldestro, mi comporto come farei in una quarta liceo. Cerco di farle domande, di spingerla a parlare, a spiegarsi.
Ottengo un altro sferzante «Non ti voglio».

Precipito verso la depressione.

Pazienza, è l’ora della mensa. Le colleghe non ci sono: i bimbi son tutti miei.
Una meraviglia la mensa: cannelloni, arrosto, patate al forno. Sembra un ristorante.
Il buon cibo e la grinta delle cuoche ottengono una relativa quiete.

C’è il sole. Dopo mangiato li porto a giocare nel vicino campo sportivo. Respiro.

14,15. Si ricomincia.  Ho anche i bambini di quarta. Prima lezione con loro.
Siamo in un’aula più grande. Una bimba mi si para davanti e dice in dialetto: «Guarda che ti do un calcio nei coglioni».
La guardo ebete. Mi vede per la prima volta…
Per un attimo penso:  «Fallo!».
Non sono matto. Per un calcio nei coglioni alla prima lezione nessuno potrebbe attribuirmi errori pedagogici. Sarebbe la cattiva educazione della bimba.
I genitori della fanciulla dovrebbero dire addio alla casa e lo Stato dovrebbe riconoscermi mille buoni motivi per un lungo riposo.
Perfidia o istinto di fuga?

Bene o male gestisco le due ore successive.

In auto, depresso, canto: «E tu te la sei voluta, cosa mai vuoi farci adesso?».

A casa ripeto come un mantra: «Viva Erode, Viva Erode».

Sempre scendi invocata, o sera.

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2 Pensieri su &Idquo;Fallo!

  1. i miei…diciamo che hanno, in genere, genitori che hanno da fare tutt’altro che seguire i figli.
    I miei non sono Bimbi…
    sono dei poveri ragazzacci disavvezzi, o non affatto avvezzi all’educazione. Ragazzi ai quali i genitori hanno insegnato forse solo un dogma: Chi picchia per primo picchia più forte.

    E dato che in genere non potrebbero mai aspirare a diventare il più bravo tra i bravi…almeno cercano d’essere il peggiore dei peggiori.
    Io “combatto” a modo mio, con l’amore. Con la sospensione del giudizio. Con la calma e la serenità, ché di note e di strillate non ne sentono affatto gli effetti. Sono vaccinati!

    Ma è dura… E’ tutta un’altra scuola. Non quella che sognavo.
    Non quella del passaggio di conoscenze e d’amore per la Bellezza in ogni sua forma…
    Una scuola scollegata o troppo collegata con questo mondo che va a rotoli. Una scuola dove tutto va a rotoli.
    Comprese le mura. E tutto il personale disamorato e ostile.

    Comunque, mi pento, sì, di non aver fatto, magari, l’architetto…
    o l’antiquario… o la pittrice…
    ma per fortuna faccio finta di fare la poetessa…e mi consolo così.
    Di tutti gli orrori.
    (comunque i ragazzi mi scrivono sulla lavagna “Sei ‘a Mejo, professorè!”…
    e non è poco…

    buona serata e scusa lo sfogo…
    Lucia

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