Promise de bonheur

Primo collegio dei docenti, promise de bonheur, son circondato da colleghe sorridenti, ansiose di presentarsi.
«Hai realizzato il sogno dell’harem» motteggia una voce dietro di me.
Non è certo così. Qui il controllo sociale è fortissimo. Solo i pensieri sfuggono. Parole, opere ed omissioni son vagliate da tutti.
Quando una graziosa collega, neoiscritta all’università, mi chiede consulenza filosofica, un’altra subito mi avverte: «Fossi in te, starei alla larga da quella lì».

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