Nostalgia

Il mio primo amore filosofico fu Max Horkheimer, lui, non il suo verboso amico Adorno. L’ultimo anno di liceo avevo letto e riletto più volte Dialettica dell’Illuminismo e, soprattutto Eclisse della ragione.
Per alcuni anni la relazione fu intensa. Poi, come capita, ci perdemmo un po’ di vista. Però, quando posso, una visitina gliela faccio ancora e, se la classe lo merita, lo faccio conoscere ai miei alunni. Ahimè, son spesso un po’ positivisti e la critica della ragione strumentale non li tocca molto. Ma l’ultimo Horkheimer e la sua nostalgia trovano la via per il cuore e per la mente.
E sono contento così.

Ogni vero uomo non può che provare dolore al pensiero che tutti gli orrori accaduti sulla terra e anche oggi frequenti e diffusi non trovino alcun compenso in ciò che la religione chiama eternità. Erano ragionamenti che facevo già negli anni trenta, quando scrivevo: «Il compimento e la realizzazione delle possibilità, e sto parlando delle possibilità della società libera, della società come dev’essere, dipendono dall’esito dei conflitti storici».Come si vede, allora credevo veramente nella vittoria della rivoluzione. Poi però continuavo: «E anche dopo la fondazione della nuova società, la felicità di coloro che ne faranno parte non rappresenterebbe alcun compenso per le sofferenze di coloro che oggi sono oppressi nella società presente».
Questo rimpianto per le verità religiose, che si vorrebbe non fossero inaccettabili, indica anche la maniera con cui oggi la religione può essere difesa e conservata. Anche nei regno della libertà continuerebbe a pesare sull’umanità la colpa che nella dottrina teologica è chiamata peccato originale. Perciò la realizzazione di tutte le possibilità, quale che sia, non significherebbe mai, in ogni caso, quell’assoluto appagamento che in passato la religione ha promesso.
(…) Dirò una frase alquanto audace: senza una base teologica, l’affermazione che l’amore è migliore dell’odio resta assolutamente immotivata e priva di senso. Perché l’amore dovrebbe essere migliore dell’odio? Appagare il proprio odio arreca spesso più soddisfazione che non appagare il proprio amore. Perciò è necessario riflettere seriamente sulle conseguenze prodotte dalla liquidazione della religione.

Max HORKHEIMER, Rivoluzione o libertà?, Milano, Rusconi Editore, 1972, pp. 54-56

Non tutti i filosofi ridestano la voglia di discutere in classe. Grazie, Horkheimer.

«Ma lei è d’accordo con Horkheimer?» mi chiedono.
«Non del tutto, ma lo amo ancora. Prima fate conoscenza. Ci sarà tempo per qualche piccola critica».

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