Ritorsioni

Sono buffi questi padri ricchi ed impegnati. Nella vita hanno avuto successo: bella casa, bella moglie, lavoro di prestigio, figli accessoriati e firmati fino alle mutande ostentate come status symbol. Il prezioso pargolo deve per forza essere alla loro prestigiosa altezza. Perbacco, i cromosomi serviranno pure a qualcosa. Come può il prof non capire?
Così vengono al colloquio sicuri e padroni di sé, accompagnati dalla bella signora impellicciata. Hanno addosso più di quanto tu guadagni in un anno. Vorrà pure dir qualcosa, o no?
«Sa, professore, sono appena tornato dalla Cina e devo ripartire presto per gli States, ma ho trovato il tempo per venire a parlarle».
Puoi non essere grato per una tanto gentile concessione?

Ti parlano a lungo dell’importanza del loro lavoro, di come abbiano portato anche in famiglia le regole di efficienza aziendale. In casa loro si la-vo-ra ed il degno figliolo passa ore chino sui libri di filosofia. Forse tu, modesto professore, non l’hai messo a proprio agio questo figliolo prodigio oppure, ti concedono, gli hai chiesto quelle pochissime cose difficili e bizzarre che non aveva capito.

Sorrido cordiale. «Ma certo, gentile signore, se suo figlio è così bravo e studia davvero tanto, i risultati verranno. Devo interrogarlo subito appena rientro in classe?»
Le certezze si dileguano subito. Il gran signore se ne va impacciato.
Ma non è colpa del suo sfortunato figliolo. Non ci saranno ritorsioni.

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5 Pensieri su &Idquo;Ritorsioni

  1. 🙂
    Funziona, oh, se funziona…
    Tranne per quella volta che una genitrice mi ha accusato di aver fatto solo una domanda al figlio, e di avergli dato un’insufficienza (ma… signora, no nsapeva una cosa semplicissima, non me la sono sentita di tirarlo fuori per un’interrogazione completa… lampante che non avesse studiato… No, no, lei non doveva fargli una domanda sola…). Poi vado in classe, e il pargolo comincia anche lui quella solfa lì: lei mi ha dato insufficiente con una sola domanda, non è giusto, non è così che si fa…
    Ok, vieni fuori.
    Alla terza domanda (senza risposta) ha cominciato a tirar su col naso, alla quinta si è messo a piangere. Alla sesta l’ho mandato al posto (senza voto, e non mi ha più chiesto di essere interrogato).
    Uff, ‘sti genitori (e ‘sti figli)

  2. In questi casi uno vorrebbe tanto, ma tantotantotanto sapere se e quanto è stato ascoltato il pargoletto nella scelta della scuola.
    Certi vengono iscritti al liceo quando sono ancora nel ventre materno – tipo la monaca di Monza, per intendersi.

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