Vittorio e la sfida di Feuerbach

Rizzitiello è un ragazzo diligente come ce ne sono pochi e gli piace sfoggiare le sue conquiste intellettuali.
Appena Vittorio, il prof di religione, entra in classe, lo apostrofa perentorio: «Non stiamo a perdere tempo, prof. Ha ragione Feuerbach: Dio non esiste».
Vittorio lo sa: il resto della classe si annoierà presto, ma gli piace troppo discutere: «Bene, spiegami perché. Se mi libererai dai miei errori, ti sarò grato».
Rizzitiello parte deciso, forse un po’ da manuale: «Non è Dio ad aver creato l’uomo. L’uomo ha creato Dio. La religione è la realizzazione fantastica di desideri umani naturali, soprattutto il desiderio di felicità. La religione nasce dal sentimento di dipendenza dell’uomo nei confronti della natura. La religione è una proiezione dell’uomo: “l’uomo rende suo Dio ciò che egli desidera essere”».
«Hai detto molte cose vere – commenta Vittorio – Il sentimento di dipendenza, i desideri, il bisogno di felicità e l’istinto di conservazione (aggiungo una cosa che non hai detto) hanno, dal punto di vista religioso, un ruolo fondamentale. Senza dubbio ognuno di noi proietta se stesso nella sua rappresentazione di Dio. Tutte cose vere»
«Ma allora prof, perché continua a crederci?»
«Vedi, Rizzitiello, dire “Dio corrisponde a desideri umani, dunque non c’è” non è un grande argomento. In genere ciò che gli uomini desiderano esiste. L’argomento di Feuerbach è sempre stato usato, e lo è ancora, come prova dell’esistenza di Dio. Si dice che se nell’uomo c’è un naturale desiderio di Dio, allora Dio esiste ed ha posto in lui questo desiderio».
«Non mi sembra una prova stringente» commenta Rizzitiello.
«Hai ragione. Non è tanto robusta come prova dell’esistenza di Dio, ma non prova nemmeno che Dio non esiste».
Rizzitiello resta perplesso. Poi, tenace, ribatte: «Però le altre cose che ho detto rimangono. La religione nasce dal sentimento di dipendenza e Dio è una proiezione umana».
«Caro Rizzitiello, vale, più o meno, lo stesso ragionamento. La dipendenza dell’uomo è reale, non immaginaria. Non prova che Dio esiste, ma non prova nemmeno il contrario. E l’argomento della proiezione sembra il più forte, ma, se ci pensi bene, non c’è conoscenza in cui l’uomo non proietti qualcosa di sé. Più la conoscenza è importante e significativa, più coinvolge componenti affettive ed emotive. Il fatto che io proietti qualcosa di mio nella conoscenza della natura e del mondo, non implica che la natura ed il mondo non esistano. Lo stesso vale per Dio».
«Eppure – Rizzitiello non vuol cedere – Feuerbach ha ragione quando dice che l’uomo esaltando Dio impoverisce e sminuisce se stesso».
«C’è del vero, Rizzitiello. Spesso la religione è stata presentata così male da far di Dio il vampiro dell’uomo. Forse passare attraverso il Torrente di fuoco sarà un’esperienza positiva».
«Che vuol dire, prof?»
«Scherzavo. Feuerbach significa Torrente di fuoco».
Il resto della classe parte coi cognomi strani: Capodiferro, Cacapece, Porcu, Scema, Spadavecchia. Vittorio e Rizzitiello si rassegnano e stanno al gioco per qualche minuto. Poi la lezione riprende con l’argomento previsto.
Rizzitiello sembra convinto. Vittorio ha sempre tanti dubbi.

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9 Pensieri su &Idquo;Vittorio e la sfida di Feuerbach

  1. Quindi, non solo un prof di filosofia che mi fa rimpiangere di non aver mai avuto un bravo prof di filosofia, ma anche un prof di religione che sa qualcosa in più della preghiera numero 12.
    Lo sanno quei ragazzi che sono fortunati? 🙂

  2. ‘spetta, questo forse lo conosco… almeno mi sembra di ricordare…
    E’ l’argomento ontologico, vero? Quello di Anselmo di Canterbury?
    Sembra sempre un argomento convincente, quando lo leggi, anche se poi te lo smontano tutti in trenta secondi netti:

    <>

  3. Per adesso possiamo dire che fin tanto che ci sarà un intelletto umano in grado di pensare un Dio, esso esisterà, quanto meno come concetto. Nell’ipotesi in cui sparissero tutti gli essere senzienti si potrebbe affermare che Dio non esiste, o che muore con loro; infatti se un albero cadesse in una foresta e nessuno fosse presente all’evento, potremmo davvero dire che abbia prodotto rumore, o che lo stesso evento della “caduta dell’albero” sia reale?
    Sembra un argomentazione spiccia, ma fondamentalmente la dimostrazione dell’esistenza di Dio evidenzia la pretesa di razionalizzare una CREDENZA di fede. Ogni tentativo di dimostrazione inevitabilmente cade in auto contraddizione.

  4. @Stephen Dedalus
    “Nell’ipotesi in cui sparissero tutti gli essere senzienti si potrebbe affermare che Dio non esiste, o che muore con loro;”

    Se consideriamo Dio come un essere senziente, la conseguenza è logica. Se vogliamo far dipendere Dio e la realtà dalla consapevolezza che possiamo averne, mi sembra un’ingenua illusione.

    Non sono sicuro che ogni tentativo di dimostrazione cada in una autocontraddizione.

  5. @vitadaprof
    “Se consideriamo Dio come un essere senziente, la conseguenza è logica.”

    Non intendevo riferimi a Dio come un essere senziente,l’attribuzione di capacità intellettuali alla figura divina sarebbe eventualmente una questione posteriore, mi scuso se mi sono espresso male, intendevo dire che se dovessero sparire esseri senzienti in grado di pensare a un Dio, sparirebbe anche l’idea Dio.

    @vitadaprof
    “Se vogliamo far dipendere Dio e la realtà dalla consapevolezza che possiamo averne, mi sembra un’ingenua illusione.”

    Fondamentalmente l’uomo tende a considerare realmente oggetivo solo ciò di cui può avere consapevolezza, possiamo dire che una pietra è reale perchè possiamo dimostrare la sua esistenza, possiamo misurarla ed esserne padroni in un certo senso, diversamente non possiamo fare lo stesso ragionamento per la figura mitologica della medusa. Non mi sembra un illusione far dipendere la realtà dalla consapevolezza che uno può averne considerando, in primo luogo, che tutto ciò che oggi definiamo reale deriva da un rapporto diretto tra soggetto e oggetto, ed in secondo luogo, che come essere umani non abbiamo altri mezzi per definire il mondo se non noi stessi.

  6. @Stephen Dedalus
    “come essere umani non abbiamo altri mezzi per definire il mondo se non noi stessi”

    Giusto. Però questo non porta a “far dipendere la realtà dalla consapevolezza che uno può averne”. Al massimo porta a far dipendere la conoscenza della realtà dalla consapevolezza.

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