Una donna da Contini

Non aveva chiamato la guardia medica dei giorni festivi. Aveva sottovalutato la malattia, ma la febbre del giorno di Natale non era ancora passata. Così Contini aveva avvisato l’ufficio: per qualche giorno non lo avrebbero visto al lavoro.
La notizia aveva stupito tutti: nessuno ricordava una sua assenza per malattia.
Purtroppo anche la signora Gianna era malata. Non poteva fargli le pulizie e, soprattutto, non poteva chiederle di fare la spesa.
Il gatto andava e veniva dalla gattaiola, ma passava anche molto tempo con lui, sonnacchioso sul letto.
Contini faceva fatica a stare in piedi, gli ronzava la testa. Non riusciva a leggere, gli dava fastidio la musica. Il frigorifero era quasi vuoto. Che fare? Tornò a letto.

Il telefono gli torturò le orecchie con un trillo sgraziato. Alzo con fatica la cornetta: era Luisa, la graziosa e paffuta impiegata della contabilità: «Come stai, Contini? – in ufficio si chiamavano per cognome – Va un po’ meglio?»
«Molto meglio» mentì Contini. Ma la sua voce affannata diceva altro.
«Hai bisogno di qualcosa, passo a farti un po’ di spesa quando esco dal lavoro?»
«Non disturbarti, non ho bisogno di nulla. E poi sarai presa: gli ultimi giorni dell’anno sono impegnativi per la contabilità».
«Non tanto, da quando hai impostato così bene il software dell’ufficio».
Contini incassò volentieri il complimento. Era fiero della sua abilità.
Si salutarono.

Dovevano essere passate molte ore quando suonò il campanello della porta.
«Avanti, è aperto».
Era Luisa. Le bastò poco per capire la situazione: «Ti preparo una camomilla, devi bere qualcosa».
Mentre Contini beveva la camomilla, Luisa rimediò rapida allo scarso disordine. Poi aprì il frigo. «Lo immaginavo. Frigo vuoto: vado a farti un po’ di spesa».
Tornò presto: tanta frutta, cibi freschi. Il gatto festante le si strusciava sulle gambe: aveva pensato anche a lui.
«Ora ti sistemo un po’ il letto». Non lo fece alzare.
Mentre si chinava su di lui, Contini poté sentire il suo profumo e fu sfiorato dal suo seno morbido. Da quanti anni non succedeva?
Poi Luisa gli diede un bacio fresco sulla guancia.
«Ciao Contini. Torno domani».
Contini la salutò mentre usciva. E si accorse che stava sorridendo.

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