L’anniversario del gatto

Era cambiata la vita di Contini. Piccoli cambiamenti, ma la vita è come un buon piatto: basta poco per cambiarne il sapore.
Era sempre uno sgobbone, ma stava meno in ufficio e, strano, rendeva di più.
Gli piaceva coccolare il gatto. In un anno era cresciuto molto, non era più un cucciolo, però era sempre un giocherellone. Aveva messo una gattaiola alla porta di casa ed aveva ottenuto di metterne una anche a quella del cortile interno del condominio. Il felino poteva andare e venire, ma non mancava mai all’appuntamento serale.
Aveva fatto un po’ amicizia col veterinario, il dottor Collina, bianco e occhialuto. Non parlavano di gatti, parlavano di computer: manie e idiosincrasie.
Visitava spesso i vecchi genitori. Godevano delle sue visite. Il padre era sempre più smemorato, ma gli piaceva raccontare della sua infanzia sulle rive del Piave, dei tedeschi, della guerra, degli zii e del nonno. E a Contini piaceva ascoltare, magari guardando la vecchia foto del bisnonno, col carro e i cavalli. La madre parlava di medici, ospedali, visite, medicine, del conto in farmacia. E Contini ascoltava, diceva qualche parola, chiedeva, si offriva di accompagnare. Poi mangiavano. La madre preparava sempre qualcosa di buono. Il padre insisteva perché bevesse ancora un bicchiere del suo vino piemontese (troppo lontano il Piave).
Piccole cose normali, piccole gioie: aromi della vita.
Le colleghe si erano accorte del cambiamento. Gli sorridevano spesso. Luisa, impiegata della contabilità, paffuta e graziosa, lo fissava trepida e intensa. Sorrideva Contini e non si sbilanciava. Non voleva soffrire né far soffrire. Forse, però…

La vigilia di Natale. Un giorno da festeggiare: un anno di compagnia col gatto. Non gli aveva dato un nome: non gli sembrava importante il nome, altre cose contano.
Per quella sera gli aveva preparato i suoi cibi preferiti: uovo crudo, fagiolini, prosciutto e persino un pezzetto piccolo piccolo di bignè alla crema. Niente bustine o scatolette.
Per sé Contini aveva preparato cose semplici: tortino di farina di ceci e una bottiglia di clinto, regalo di Pozzobon, un simpatico collega dell’ufficio tecnico.
Dopo cena fece partire il DVD dell’Aida e si accomodò in poltrona col gatto in braccio.
Sentì suonare alla porta. Si alzò pigro ed andò ad aprire. Il solito ometto dimesso e mal vestito, che non sembrava nemmeno tanto pulito. Lo conosceva. Era il tipo bislacco che diceva d’esser Dio.
Lo fece entrare.
– Credevo di non incontrarti più
– Mi hai incontrato ogni giorno, solo non te ne accorgi mai
– Posso offrirti un bicchiere di clinto?
– Ottimo. È quello di Pozzobon?
– Come lo sai?
– Sono Dio, qualcosa dovrò pur sapere
– Perché sei venuto?
– Per ringraziarti, Luigi Contini, per ringraziarti.
– E di che mai?
– Quest’anno, finalmente, mi hai aiutato, come ti avevo chiesto, Mi hai aiutato a migliorare un po’ questo mondo
– E come?
– Nella vita di tutti i giorni. La vita buona si costruisce ogni giorno. Buon Natale, Contini.
Bevvero il loro bicchiere di clinto, un sapore quasi dimenticato. Poi Dio gli strinse la mano e prima di uscire disse:
– Domani, salutami tuo padre e tua madre
Il clinto era finito. Contini non era convinto, ma era contento.

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