La professoressa Bruma

La nebbia fitta cova la scuola nella sua ovatta. Dalle finestre entra un grigiore da sbadigli. Seconda ora: pochi ritardatari sonnacchiosi, col permesso firmato dal preside, continuano sul banco il sonno interrotto. La professoressa Bruma vuole la luce spenta: lo Stato risparmia e non si inquina.
Scrive monotona alla lavagna, la nebbia sembra entrare in classe, anche la sua voce è nebbia. Le idee si confondono, gli occhi si chiudono.
Terza ora. Trovo la porta aperta. Qualche fruscio nella penombra.
«Perbacco, non ci vedo!» proclamo entrando. Accendo la luce. Nello sfavillio del neon la collega mi guarda opaca e svanisce in corridoio.
Suona la sveglia: consegno i compiti.

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