Piovosa domenica di primo autunno

Dal mio diario di qualche anno fa.

Non ci sono molte possibilità per rilassarsi: il cielo è grigio, l’umidità fastidiosa e una pioggerella minuta cade placida e noiosa.
Il figlio sbraita a ripetizione che gli serve assolutamente qualcosa di simile ad un comodino per appoggiare sveglia e telefonino. «È ora di finirla – proclama solenne – di infischiarsene delle mie esigenze, come se fossi un ospite di passaggio!». Lo guardo stupito: fino al giorno prima aveva ostentato il più netto disprezzo nei confronti di mobili ed accessori di arredamento. Tollerava l’armadio, perché ne aveva fatto un modello di street-art, ed un divano per le sue prodezze erotiche.
Incauto, decido di accontentarlo e dove può andare un professore squattrinato a comperare un mobile in una grigia domenica di primo autunno? Ovviamente all’IKEA.
Presa l’auto, lascio il monotono tran tran della provinciale ed entro in tangenziale: mi sembra di aver cambiato dimensione: il traffico dell’esodo di ferragosto ed una pioggia novembrina. Chi sorpassa a destra, chi a sinistra, chi ti taglia la strada, chi ti mostra il medio…
Un folle fa lo slalom tra le vetture con una moto di grossa cilindrata.
Che debbano tutti andare all’IKEA?
Pare proprio di sì. Quando arrivo allo svincolo della tangenziale trovo una coda chilometrica ed un nugolo di furbi che cercano di passare avanti. Nel grigiore autunnale la tangenziale diventa un inferno in cui ciascuno è diavolo per l’altro. Guardo torvo gli approfittatori e decido che mai, anche a costo della morte, cederò il mio posto in coda. Sembra me lo leggano in viso: nessuno con mercedes o simili vetture si azzarda a cercar di superare la mia vecchia Panda. Però passano davanti a chi mi precede. Li odio e odio anche l’impedito che sta davanti: immagino di far loro cose che neanche i cosacchi di Taras Bulba avrebbero concepito, cose che avrebbero fatto impallidire il dottor Mengele, cose che farebbero impazzire Dario Argento.
Quando finalmente, ore dopo, riesco ad entrare nel parcheggio dell’IKEA, non resta che parcheggiare sulle magre aiuole in pendenza quasi sull’argine della tangenziale: il resto del parcheggio è pieno oltre l’umana immaginazione.
Varco infine l’ingresso del negozio. Metri di carta (quelli messi a disposizione per misurare i mobili) non ce ne sono più; qualche mozzicone di matita ammicca ancora dagli appositi espositori, opache bocche sdentate.
Non c’è un lampeggiante al neon ad avvertire: «Lasciate ogni speranza…», ma un presentimento ce l’ho. Eccomi trascinato dalla calca, schiacciato come sulla 92 nelle ore di punta. Eppure trovo quel che mi serve. Dopo aver lottato all’arma bianca, perché, ovvio, era l’ultimo pezzo, porto il mio trofeo verso la chilometrica coda della cassa. E poi, di nuovo fuori nel traffico. Lascio la tangenziale e raggiungo casa per godermi un meritato riposo. Non è così: pretendono che monti subito l’oggetto maledetto.
Per fortuna domani sarò a scuola, cinque ore di lezione e riunioni pomeridiane: pregusto la pace.

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3 Pensieri su &Idquo;Piovosa domenica di primo autunno

  1. Chiama. A me piace tirar su i mobili con viti e chiodi eccetera 🙂
    Meglio che stirare 🙂
    (ma, sì, è vero, dopo tanti lamenti, ci sono giorni *normali* che ti fanno desiderare di essere a scuola 🙂

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