Simulazioni e verifiche

Sarà poi utile? Nel dubbio, la facciamo. Parlo della simulazione della terza prova. Cinque materie, dieci domande, poche righe per rispondere, tre ore di tempo. Senza uscite al bagno.
Dopo nemmeno un minuto Grassi si aggrappa al telefonino come ad un canotto di salvataggio. Glielo tolgo, ma non gli annullo la prova. Reprimo il chiacchiericcio. Silenzio, per ora.
La signorina Pagnano osserva a lungo il soffitto: nessuna ispirazione dall’alto. Poi contempla i compagni con aria implorante. Infine comincia a scrivere incerta: sempre meglio del foglio bianco.
Grassi mangia (all’esame si può), mette via la penna e gioca coi fogli.
Dopo poche righe, Brandinali si blocca, profondamente concentrato nella plasticità statuaria del pensiero: dormirà?
Gli altri sussurrano e ammiccano. Ringhio un po’, come un buon cane da guardia, finché Maria Chioccia non viene a darmi il cambio.
In quarta è un’altra cosa. Son già pronti. Detto le mie domande e via, tutti scrivono senza alzare la testa dal foglio. Una classe fuori standard? Anche qui cinque assenti.

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