Sussurri e fruscii

Suona la campanella, son già pronti. I banchi ben distanziati, foglio e penna; nient’altro. Distribuisco il testo, qualche sorriso: se l’aspettavano. Poi cominciano a scrivere.
Silenzio: solo frusciar di fogli, scorrer di penne. Dal corridoio lo scalpiccio dei ritardatari d’altre classi: qui non verrà più nessuno.
Qualcuno sospira, qualcuno alza la mano e sussurra una richiesta di chiarimento. Risuonano i miei passi.
Dall’aula vicina, un po’ attutita, una voce: «Talete…». Fasulo sa come farsi sentire: ci farà da sottofondo.
Qualcuno tossisce, qualcun altro respira rapido ed un po’ in affanno.
La signorina Pagnano solleva i pantaloni e si gratta, insistente, il polpaccio. Ci avrà scritto un intero capitolo? Mi avvicino tranquillo. Il prurito svanisce.
Bussano. La porta si apre, è la bidella col suo fascio di circolari: il coro, i corsi di teatro, le iniziative di volontariato.
«Firmi. Le lascio una copia». Mentre chino il capo per firmare, un brontolar sommesso, un sordo suggerirsi presto interrotto.
Ecco la campanella. Trattengono i fogli. Aspetto un po’, poi fo’ l’atto di andarmene: «A chi non ha consegnato darò uno». Consegnano. Poi prendono i libri dallo zaino.
Mi allontano nel vociare del cambio d’ora e giunge un grido: «Son proprio pirla! Come ho fatto a sbagliare una roba del genere?»
Che avrà mai sbagliato? Presto lo saprò.

PS
Non è andata male. Posso esser contento.

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7 Pensieri su &Idquo;Sussurri e fruscii

  1. Mi manca l’ansia da compito in classe.
    Il ripasso dell’ultimo minuto.
    Il prof. che si aggira tra i banchi.
    La consegna.
    Lo scambio di informazioni tra compagni.
    Eh si,l’università è ben altro.

  2. Bellissima descrizione…ho sentito la tensione su per la schiena quando ti sei avvicinato alla ragazzina che si grattava il polpaccio…immagina che paura le hai fatto!!!

    Comunque mi accorgo che quando si diventa insegnanti (come quando si diventagenitori) non ci si ricorda quando si era studenti (o figli)…secondo me se ci ricordassimo… sarebbe diverso…

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