Bonhoeffer

Ieri
Il palmare di Mario Signi suona. Guarda e dice: «È l’anniversario della morte di Bonhoeffer».
È una giornata pesante, sono sommerso dagli impegni, ma non posso fare a meno di pensare a Bonhoeffer.
Ero in prima liceo quando arrivò la supplente di filosofia. Ci propose di lasciar perdere Platone e Aristotele per studiare qualcosa di più attuale. Ricordo due proposte: Marcuse e Bonhoeffer. Quasi tutti i miei compagni scelsero Marcuse, io Bonhoeffer.
Lessi Etica, Resistenza e Resa e un po’ di articoli che spiegavano il suo pensiero. Molte cose non capivo, eppure mi sembravano sconvolgenti.
In Azione Cattolica, tempestavo don Giovanni di domande. Mi rispondeva paziente, ma continuavo a non capire.
Che cosa mai significava (cito a memoria – i libri, prestati, non mi sono stati restituiti): «Vivere nel mondo al cospetto di Dio, come se Dio non ci fosse»?
La domanda mi ha accompagnato per tanti anni e sono grato alla giovane professoressa che me lo fece incontrare.
E grazie anche a Mario Signi.

francobollo commemorativo di Dietrich Bonhoeffer

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