Te lo leggo in faccia

Te lo leggo in faccia quello che stai pensando.

Certo portare un cognome impegnativo è una bella condanna. Non potevo chiamarmi Bianchi o Rossi? Che cosa ho fatto di male per chiamarmi Togliatti?
Con un cognome così tutti si aspettano chiarezza di visione politica e, soprattutto, ti chiedono di essere sempre il migliore.
L’interrogazione diventa un’angoscia. Il senso di inadeguatezza ti prende, ti paralizza la lingua e, invece di quella collana di parole ben ordinate che avevi progettato di pronunciare, riesci soltanto a farfugliare qualche frase sconnessa.
Il prof ti guarda come se fossi un po’ scemo e proprio così finisci col sentirti.
E poi quel maledetto di Anselmo d’Aosta, coi suoi giochi di parole, non poteva limitarsi a pregare da bravo frate? A distanza di mille anni è ancora qui a darci fastidio.
E anche oggi è un 3 sul registro e sul libretto dei voti. Un’insufficienza in più da far firmare a casa.
Per fortuna nessuno mi dice quant’era brava mia sorella. Non lo sopporterei.

Ma non ti guardo come se tu fossi scemo. Ti darò un 3, perché si tratta di un’interrogazione programmata, perché devo valutare in base a quello che sento, perché a fine quadrimestre mi chiederanno di avere dei voti sul registro.
Eppure, credici, faccio il tifo per te.

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