Edipo

La professoressa Epico insiste. Due alunni sono impegnati nello spettacolo. I compagni vorrebbero vederli. Ahimè, non ho scampo. Ancora una volta mi tocca Tedio Tedich. È il regista.
Son già preoccupato al pensiero di che cosa potrà mai aver fatto con Edipo.
Già la presentazione è irritante. Pronuncia Édipo con un’affettazione che vien voglia di prenderlo a calci. Comunque la si voglia girare qui non ci son dubbi. Che si voglia derivare l’accentuazione italiana dal nominativo o dal genitivo della parola greca, sempre Edìpo è!
Solo un presuntuoso o un ignorante può insistere a dire Édipo.
Tra l’altro dichiara di aver scelto la versione di Pasolini che, dice, «È molto meno noiosa».
Mi suona un campanello d’allarme e mi preparo ad un terribile sfrangiamento di palle.
Per fortuna mi sbaglio. Anche se troppo spesso parlano tutti insieme, le giovani ragazze e i pochi maschietti che recitano sanno rendere l’atmosfera della tragedia. Bello!
Al termine vorrei raccogliere l’invito alla discussione. Anche i ragazzi vorrebbero. Ma devo impormi. La professoressa de Servis li aspetta per la lezione di inglese.
Avrei soltanto ancora una critica per il povero Tedich. Capisco che tante giovani fanciulle poco vestite abbiano un certo fascino, ma in teatro fa freddo e, poverette, han la pelle d’oca. Lascia che si coprano.

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