Tenebra e mistero

Grandi spettacoli dei laboratori teatrali della scuola.
Regista, ahimè, Tedio Tedich.

Il primo spettacolo (gruppo base) è tutto nel suo stile: un’improbabile storia di sordi, funghi allucinogeni e bacche velenose con tanto di lotta per il potere.
Il buon Mario Signi, di solito tanto tollerante, fa capire che assistere è come piallarsi le palle. Nello Cantalupi sempre dolce e gentile sembra implorare il colpo di grazia e il professor Nocchiero, ormai alle soglie della pensione, con il distacco di chi sta per lasciare, ride beffardo di uno spettacolo che vorrebbe essere drammatico.

Secondo spettacolo: grande capolavoro.
Ammiccanti, ancheggianti, ammiccanti (e basta per pietà) le fanciulle del laboratorio iniziano vagando per l’auditorium. Tentano, improbabili lascive sirene, di sedurre compagni e docenti.
Poi inizia la storia: una Lisistrata rivisitata.
Musiche cupe, ritmi lenti. Che riesca l’eroica impresa di render noiosa una commedia?
Per fortuna a salvare il tutto c’è l’unico maschietto, Marcello Torelli: un innato senso del comico.

Straordinario questo Tedich: ha proposto ad una squadra di ragazze ed alla professoressa Epico una lotta per l’emancipazione femminile. Titolo: Sebben che siamo donne.
Poi ha messo in scena la più maschilista delle ovvietà. Il messaggio è: sesso a parte, le donne non contano nulla.
Come avranno fatto a cascarci? Sarà perché si presenta circonfuso di tenebra e mistero?

Aristofane

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