il mio maestro

Quando ero bambino, il ritornello delle mie numerose zie era: «Cume l’è inteligent el nost Luciano!». Luciano è mio fratello…
Io ero così pieno di fiducia negli adulti che credevo a tutto quel che mi dicevano. Mi affannavo a tirar manciate di sale ai passerotti, perché le zie mi dicevano: «Se vuoi prenderli, devi mettergli il sale sulla coda».
Se mi dicevano di stare ben nascosto sotto le coperte perché sotto il letto c’era il diavolo, mi soffocavo sotto la trapunta. Mio fratello, invece, si alzava ed andava a vedere com’era fatto.
Stimoli culturali, poi, non ce n’erano molti: il latino un po’ storpiato delle preghiere della nonna, i fotoromanzi che comprava mia mamma e un libro di preghiere nero con il bordo delle pagine rosso.
Probabilmente sarei diventato un contadino o più probabilmente un operaio se, in prima elementare, non avessi incontrato un maestro eccezionale: Enrico Salati (per una volta il nome è vero).
Mi diede il gusto dell’apprendere, la passione per i libri e la soddisfazione del riuscire.

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7 Pensieri su &Idquo;il mio maestro

  1. ;Meno male che “strada facendo, troviamo un gancio in mezzo al cielo”. Anch’io, quando frequentavo la quinta elementare trovai una mestra capacissima, dolcissima, in grado di ritiare su una classe in condizioni disperate(soprattutto i figli di un Dio minore) La mestra non aveva figli, ma ci sapeva fare e ci mandò alle medie con una discreta base.
    Erano i tempi che gli insegnanti potevano picchiare e intimorire i ragazzi. La ricordo sempre con tanto affetto e riconoscenza.

  2. Io sono stato veramente fortunato. Salati “promuoveva” tutti.
    Avevamo creato una casa editrice e pubblicammo alcuni libretti di favole e un giornalino. Avevamo anche un orto e un vivacissimo coro.
    Nel coro a me faceva fare soltanto l’urlo dell’«uomo delle nevi», ma una delle nostre canzoni era basata su una favola che avevo inventato io: era la storia di Lungo Naso, un elefantino bianco, e del cattivo Runa Bes, commerciante di avorio.

  3. Una favola da bambino.
    Lungo naso era tanto buono ed aiutava tutti. Per questo tutti gli animali della foresta lo amavano e, per difenderlo, si coalizzarono per lottare contro il cattivo mercante che, sconfitto e impiastricciato dai frutti che gli erano stati lanciati contro, abbandonava la sua malvagia impresa.
    E vissero felici e contenti.
    Il maestro l’aveva messa in rima ed aveva composto una graziosa musichetta.
    Nel mio paese tutte le classi partecipavano ad un concorso di cori. La mia classe non vinse mai, ma era l’unica a proporre qualcosa di originale.
    Giustamente poi il mio maestro fece una brillante carriera.

  4. Bhe!, Sembra che gli U.S.A abbiano riconosciuto che sia stato Meucci l’inventore del telefono, pittosto che il loro Bell usurpatore. Quindi…..abbia la sua brava speranza. Non si sa mai!

  5. Beh, sono emozionato, non dico di no. Grazie davvero: diventando vecchi, si ricordano quasi soltanto gli insuccessi e gli errori, e ti vergogni! Pensa quando, in classe prima ti ho fatto scrivere e disegnare “Il gatto con gli stivali”: alla fine erì lì, davanti a me con una scritta approssimativa – e relativo disegno – ma abbastanza corretta … e dei lagrimoni grossi grossi. Ma si può proporre una cosa così difficile a dei piccolini? ma io seguivo pedissequamente i dettami del globalismo didattico. I tuoi lagrimoni sono stati un brutto ma salutare schiaffo, una lezione che non ho mai dimenticato. Anche di questo ti ringrazio. Ciao.

  6. Grazie, maestro!
    Grazie davvero. Non avrei mai studiato tanto e non sarei mai diventato insegnante senza i suoi stimoli ed il suo esempio.
    Io dimentico tantissime cose, ma il “gatto” lo ricordo ancora e mi fa piacere.
    Ricordo anche che in terza elementare ero stato investito da un’automobile e all’ospedale raccontavo a tutti quello che il mio maestro mi insegnava e continuavo a chiedere di poter tornare a scuola.
    Quanti bambini stanno così bene in classe?

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