Tra Manzoni e Geronimo Stilton

Quarta B.

Vorrei far capire che prima dell’Unità, ed ancora a lungo dopo, l’italiano era una lingua sconosciuta ai più.
Persino Manzoni diceva di conoscere bene soltanto due lingue: il francese ed il milanese.

Provo a domandare: «Ragazzi, sapete indicarmi il più grande romanziere italiano dell’Ottocento?»

Silenzio.

Li guardo costernato.

«Non abbiamo ancora fatto l’Ottocento»

«Ma stiamo parlando del più grande. Lo avrete ben sentito nominare…»

«Sì – dice una vocetta dal fondo – lo so: Boccaccio!»

Se, però, chiedo di Geronimo Stilton, sanno tutto… Perché i cervelloni del ministero non hanno ancora pensato di metterlo nelle prove d’esame?

Succede un 48

Quarta B, prima lezione sul ’48.
Per guadagnarmi l’attenzione del distratto uditorio e sottolineare l’importanza dell’argomento, ricordo l’espressione «Succede un 48!»

Passo falso: nessuno l’ha mai sentita.
Pazienza, come al solito, sono stato troppo ottimista. Che volete, la cultura evolve; i modi di dire nascono e muoiono come ogni cosa umana.

Poi un lampo si accende negli occhi di Degli Esposti. Mi guarda e sorride, illuminato: «Ma sì, ho capito! È per la Seconda Guerra mondiale, quella del ’45-’48».

Ahimè, nessuno ride.

L’altra sete di Alice

Ho avuto tante brave studentesse e tanti bravi studenti. Molti ottenevano risultati migliori di quelli di Alice, ma soltanto a lei ricordo di aver detto: «Tu diventerai famosa».
Non è passato nemmeno tanto tempo e la mia previsione si sta avverando.
Sono contento per lei ed un po’ anche per me e per la nostra scuola.

 

Qualcosa di importante

Da tanto tempo non scrivo qui. Mi sembrava di non aver più nulla da dire.

Lo stimolo per scrivere ancora mi è venuto dal corso di inglese destinato ai docenti impegnati per le attività CLIL. La docente ci chiede, ogni tanto, di scrivere un breve testo. Questa volta l’argomento era: a memorable day.

Così mi son chiesto: che cosa c’è di memorabile nella mia vita?

Da bambino sognavo di diventare maestro, poeta e grande scrittore. Poi, da ragazzo, professore e grande filosofo.

Che cosa sono ora?

Ormai ho quasi sessant’anni; non sono poeta e i due romanzi zoppi ed incompleti memorizzati sull’hard disk non fanno di me uno scrittore.
Ho fatto il maestro ed ora insegno filosofia, ma ne ho scritto ben poco.

Qualche premio per l’attività didattica, ma quelli possono ottenerli anche veri e propri cialtroni: basta fare un po’ di scena.

Ho fondato e presieduto un’associazione di volontariato; e mi sembrava davvero una buona cosa, ma poi l’ho lasciata. Le cose che avvii possono prendere strade diverse da quelle che immaginavi.

Sono stato consigliere comunale ed ho fatto tanta attività sindacale, ma non c’era nulla di memorabile.

E allora, fuori dalla cerchia degli affetti familiari, che cosa c’è di importante nella mia vita?

A quasi mezzo secolo di distanza, penso spesso al mio maestro: com’era bravo!

Sono bravo anch’io? Difficile dirlo, però qualche segnale positivo mi arriva.
Ogni tanto ricevo messaggi o visite di ex alunni che ricordano con piacere il tempo passato a scuola.

Mi ha colpito soprattutto il messaggio di Giorgio. L’ho avuto per un paio d’anni alle elementari, prima che la sua famiglia si trasferisse. Poi non l’ho più visto.
Mi dice di aver abbandonato presto la scuola. Frequentava un istituto tecnico commerciale.
Ora è art director per una società importante ed è sostenitore di un movimento per la descolarizzazione.

Mi scrive che di quei due anni alle elementari ha un buon ricordo.
Difficile farmi più contento.

La professoressa Bombarda e la posta elettronica

«Proprio te cercavo – mi apostrofa esplosiva la professoressa Bombarda – Pretendi cose impossibili. Per chi ci hai preso? Abbiamo altro da fare noi!»

La guardo stupito. Di che parla?

«Le nuove caselle di posta elettronica. C’era proprio bisogno? Non andavano bene quelle vecchie? E poi le tue istruzioni: sono difficilissime, non ci si capisce niente».

Non sto a spiegare che c’era bisogno, né perché: se non lo ha capito da sola…

Quanto alle miei istruzioni, non resisto: «Cara Bombarda, sei una laureata. Vuoi dirmi che non capisci delle istruzioni passo passo, accompagnate da immagini con l’indicazione esatta di ogni punto in cui devi cliccare. Non ci credo: è più facile della ricetta di una torta».

Esplode davvero la professoressa Bombarda: raffiche di invettive.

Taccio e sopporto.
Ma, mi chiedo, come può insegnare una che non ha imparato ad imparare?