vita da prof

27 Novembre 2007

La cacca nella stalla

Archiviato in: vita da maestro — vitadaprof @ 1:59 pm

A quel tempo ero maestro elementare. Ad anno scolastico iniziato arrivò una bella bambina bulgara, un po’ più grande dei miei alunni. Sua mamma aveva chiesto di inserirla temporaneamente in una classe di bambini più piccoli per consentirle di concentrarsi sull’apprendimento della lingua. Era bravissima ed imparò con una velocità sorprendente.
Quando però le chiedevano del suo paese, sembrava impacciata.
Una volta, rossa in viso, mi disse che le piaceva poco la vita in Bulgaria perché aggiunse «Dovevo fare la cacca nella stalla».
Le raccontai che anch’io e mio fratello, in Italia, da bambini facevamo la cacca nella stalla e che in una stalla qualcuno c’era anche nato.
Chiese più di una conferma, ma si sentì chiaramente sollevata.

29 Agosto 2007

Lombroso

Archiviato in: vita da maestro — vitadaprof @ 7:31 am

In teoria non dovrei avere problemi. Lo so, lo spiego anche ai miei alunni che le teorie di Lombroso sono poco scientifiche, razziste e pericolose.
Il viso può essere lo specchio dell’anima nel senso che può, ma non sempre, svelare sentimenti ed emozioni. Niente di più.
Il viso non basta a dirti se qualcuno è buono o cattivo, intelligente o meno.
Lo so. Eppure mi capita di giudicare dal viso.
Quando ero maestro ed avevo una classe numerosa e difficile, mi arrivò un nuovo alunno. Lo vidi e non potei fare a meno di pensare: «Noo! Un altro» ed intendevo «un altro tonto». Francesco si rivelò acuto ed intelligente. Eppure non potevo fare a meno di pensare che avesse una faccia da scemo.

3 Luglio 2007

Sul foglio mezzo bianco e mezzo nero

Archiviato in: Esami, vita da maestro — vitadaprof @ 2:34 pm

Sergio ha l’età di mia figlia. Sostituisce il commissario di Storia dell’Arte e si è conquistato subito la simpatia degli studenti. Molti chiedono di cominciare la prova con lui. Ne sono fiero perché, quando ero maestro, è stato anche un po’ mio alunno. Almeno quando si aprivano le classi per i laboratori. Certo, aveva il modello di Mario, dotato dalla natura di straordinarie capacità di insegnante. Ma mi piace illudermi di aver dato un piccolo contributo.
Ieri quando ci siamo trovati bloccati, pensavo, parafrasando Pascoli

Sul foglio mezzo bianco e mezzo nero
resta un’esame senza prof. che pare
dimenticato in un dolor leggero

E cadenzato tra la pioggia viene
degli studenti il piano chiacchierare
con urla forti e lunghe cantilene

Poi quando Sergio è arrivato, l’esame ha preso una piega felice.
Abbiamo finito tardi, ma senza problemi.

23 Febbraio 2007

Fase di latenza

Archiviato in: vita da maestro — vitadaprof @ 7:17 am

Il buon Freud sostiene che il bambino è un perverso polimorfo, ma afferma anche che, grosso modo durante il periodo della scuola elementare, attraversa una fase di latenza.
Ho fatto il maestro per tredici anni, ma la fase di latenza non l’ho proprio vista.
Quando poi nella classe “parallela” c’era la maestra Maria Vitiello, una vispa moretta di Scafati…
Ai primissimi tepori Maria veniva a scuola senza reggiseno, indossando una larga canottiera che copriva davvero poco. Bastava un movimento un po’ più ampio del solito perché la collega mostrasse generosamente le sue turgide grazie.
Quando era il momento di andare in mensa, i maschietti della mia classe (era una terza) facevano regalini alle compagne per accaparrarsi i migliori punti di osservazione e mangiavano come ipnotizzati senza guardare quello che avevano nel piatto.
Maria rideva divertita per tanto interesse e li soggiogava con un sorriso.
E il maestro?
Il maestro era grato per la tranquillità ottenuta tanto facilmente e, ogni tanto, lanciava un’occhiata anche lui. Peccato che le aree di insegnamento non fossero le stesse e che di solito il turno in mensa coincidesse con quello di Marianna Cozz… olino.

Freud

5 Gennaio 2007

Andonella

Archiviato in: vita da maestro — vitadaprof @ 7:19 am

Andonella Casavecchia era una bambina comunicativa ed allegra, sempre intenta a conversare con le compagne.
Parlava tanto che a pranzo si dimenticava di mangiare.
Ma quando c’erano le carote sentiva anche il bisogno di dichiararlo: «Maeestro, io non me le mangio le caroote».

4 Gennaio 2007

Susy

Archiviato in: vita da maestro — vitadaprof @ 8:19 am

«Carma, maestro, carma» diceva Susy in seconda elementare ogni volta che la sollecitavo. E lei, davvero, faceva tutto con carma. Si agitava soltanto quando alla mensa scolastica c’era la minestra. Non la voleva proprio perché era troppo salita e le mie scontate battute non la smuovevano nemmeno un po’.

29 Dicembre 2006

Vita da maestro

Archiviato in: vita da maestro — vitadaprof @ 8:45 am

Mi piace fare l’insegnante e di solito mi diverto, anche se, come tutti, ho i miei momenti negativi.
Del resto il lavoro è bello, ma può essere particolarmente stressante.

La categoria professionale degli insegnanti – in controtendenza con gli stereotipi diffusi nell’opinione pubblica – è soggetta ad una frequenza di patologie psichiatriche pari a due volte quella della categoria degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operatori manuali. A documentarlo sono recenti studi scientifici, che evidenziano tra gli insegnanti un costante aumento della percentuale di accertamenti per idoneità al lavoro a causa di patologie psichiatriche (dal 44.5% del triennio 92-94 al 56.9% del periodo 01-03. Fonte: La Medicina del Lavoro n° 5/2004).

Il momento più duro per me fu tanti anni fa, quando facevo il maestro delle attività integrative (un doposcuola statale) in un comune della provincia di Milano. (continua…)

10 Dicembre 2006

volto le spalle e se ne andò

Archiviato in: vita da maestro — vitadaprof @ 7:39 pm

Non mi dilungo su questi giorni di vacanza: mi son sfrangiato le palle come la celebre giacca di Pecos Bill e come una cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a tornare a scuola.
Sono scuola-dipendente, non soltanto perché sono un lavoratore dipendente nel settore della scuola, ma soprattutto perché sembra, nonostante Zampara, che sia la mia finestra sul mondo.
Eppure c’è stato un momento in cui avrei potuto rinunciare: il mio primo giorno da maestro elementare.
Ebbene sì, ho fatto anche quello.
Ero appena entrato in una prima elementare. Sostituivo un altro insegnante.
Tempo dieci minuti, tutti i bambini saltavano sui banchi gridando in coro.
Fu in quel momento che entrò la direttrice della scuola, mi guardò con compatimento e disse: «Maestro, almeno sui banchi non li lasci andare!».
Quasi paralizzato dal disagio, non trovai di meglio che rispondere: «Non ce la faccio proprio, mi aiuti lei»
Voltò le spalle e se ne andò.

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