vita da prof

29 Novembre 2007

Il secondino

Archiviato in: presidi — vitadaprof @ 10:20 am

Il prof Secondo, che noi chiamavamo Secondino, fu nostro preside per alcuni anni.
Era un po’ come Filippo II. Voleva controllare tutto, ma quasi senza muoversi dal suo ordinatissimo ufficio.
Da noi, che eravamo una sezione staccata, non si vedeva quasi mai.
Una volta la settimana riuniva il “Consiglio di Presidenza”. Ne facevo parte anch’io.
Dovevo angosciarlo un po’ perché spostavo matite e penne che lui si affrettava a rimettere in ordine.
A noi maschietti il preside non dispiaceva, ma le colleghe lo consideravano un burocrate di ghiaccio. In effetti, lui, che viveva solo in una casa tappezzata di libri, non riusciva a capire i problemi di mogli e madri. Finché una collega non gli tocco il cuore…

28 Novembre 2007

Convocazioni, che affronto!

Archiviato in: generale, presidi, studenti — vitadaprof @ 1:30 pm

La quinta B si ribella e Zampara, neoeletto nel consiglio di istituto, fa da portavoce nel blog della scuola. Sostiene che è inutile allarmare le famiglie «per delle situazioni recuperabilissimissime (sic), soprattutto tenendo conto del fatto che non tutti i genitori sono uguali, comprensibili (sic) e aperti mentalmente» perché i genitori «si arrabbiano e tirano conclusioni a volte esagerate».

Risponde tempestivo il preside:

Essere adulti vuol dire assumersi delle responsabilità e farvi fronte: quindi è ovvio che delle solite “lettere” si dovrebbe fare a meno perché i nostri giovani adulti dovrebbero, del tutto normalmente, far regolarmente fronte ai loro doveri. Invece gli studenti neomaggiorenni (non solo quelli di 5B, non solo quelli del liceo) pretendono di essere lasciati riposare in pace senza che i professori si permettano di coinvolgere coloro (i genitori) che continuano a lavorare per pagare il conto delle loro dormite.
Se questo è l’atteggiamento, spero davvero che i genitori “letterati” siano davvero poco “comprensibili” e tolgano ai reprobi la paga settimanale, la macchina, il computer, la ricarica del cellulare, i jeans firmati e strappati nei punti strategici, le scarpe di marca ultima moda, le felpe, le mutande con targa D&G da esibire calando i calzoni, la gita scolastica, il mare, i monti, i regali di Gesù Bambino… e che li portino con sé, per una giornata, al lavoro: perché si degnino almeno di guardare come si fa.

Non siamo al metodo pedagogico Pestalossa, ma la necessità della linea dura è simpaticamente proclamata.
Sono le soluzioni che vengono in mente alla maggioranza dei genitori, anche se non tutti le applicano con la stessa coerenza. Con qualcuno funziona, ma di solito il risultato è ben modesto.
E portarli per una giornata al lavoro? Oserei dire che sarebbe una vacanza in più. Il lavoro è un’esperienza formativa, ma non fa necessariamente venir voglia di studiare. Zampara lavora e continua a studiare poco come prima. Mio figlio ha abbandonato la scuola e fa un lavoro pesante. Eppure continua a dire che la sola vista di un edificio scolastico lo disgusta.
Ammettiamolo, tante volte, come insegnanti e come genitori, non sappiamo che cosa fare.
Le convocazioni sono un segnale d’allarme, una scialuppa di salvataggio offerta a chi è in difficoltà ma sono anche uno strumento di autotutela per gli insegnanti. Alla fine dell’anno le famiglie non potranno dire che non sapevano.

9 Settembre 2007

Salvatore Laroccia

Archiviato in: presidi — vitadaprof @ 1:56 pm

Non capisco perché. Da quando siamo una scuola autonoma gli aspiranti, anzi, le aspiranti collaboratrici del dirigente scolastico sono una frotta litigiosa e le faide sotterranee sono terribili.
Quando, invece, eravamo una sezione staccata e il preside non si vedeva mai, la carica di addetto alla vigilanza della sezione staccata (il vicepreside della sezione staccata) non allettava nessuno e toccava spesso a me.
Certo, allora il compenso era ridicolo. Si faceva per puro spirito di servizio.
L’ultima volta fu con il preside Salvatore Laroccia.
Quell’anno, per la prima volta, il compenso fu dignitoso. Lo avevo posto come condizione per accettare l’incarico ed il collegio dei docenti approvò all’unanimità. Il posto non era ambito.
In effetti, il preside non aveva nulla del salvatore, ma aveva l’immobilità e l’immobilismo della roccia. I suoi tempi di riflessione erano vere e proprie ere geologiche. Se ne stava come il ragno al centro della tela e avvolgeva tutto nella sua bava burocratica.
Far bene il vicepreside significava venir meno ai propri doveri nei confronti del dirigente, tenerlo il più possibile all’oscuro di tutto e decidere autonomamente.
Non era difficile. Il preside non veniva mai da noi e poi non si meravigliava affatto dell’apparente immobilità della sezione staccata: era proprio quel che voleva.
Se fosse successo qualcosa avrei dovuto render conto delle decisioni e delle firme che avevo messo di testa mia. Ma la fortuna fu dalla mia parte.

25 Agosto 2007

Giuditta Spada

Archiviato in: presidi — vitadaprof @ 10:03 am

Eravamo ancora una sezione staccata. Giuditta Spada fu preside dell’istituto soltanto per un anno. Attiva e decisionista, voleva tagliare la testa all’Oloferne della scuola.
Regole chiare, valorizzazione della sezione staccata, equa ripartizione del fondo di istituto, mano pesante con i prof fannulloni.
Affrontò anche il caso di Eugenio Orfei. Fece intervenire un ispettore ed effettivamente un provvedimento venne assunto ma così blando che l’unico effetto evidente fu di proibire ad Orfei di scrivere i verbali delle riunioni.
Alla fine Oloferne se la cavò con pochi graffi, forse perché la spada era arruginita. Però ricordiamo ancora con simpatia il generoso impegno.

20 Agosto 2007

abbarbicato alla normativa

Archiviato in: presidi — vitadaprof @ 12:47 pm

«Il dottor Morelli è un mito, un vero esempio» dice il preside del suo collega di Marano de’ Varigari. «Per carità – gli rispondo – scelga un altro esempio!». Non lo frequento da tanti anni, ma io il dottor Morelli l’ho provato: serio, scrupoloso, diligente, sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene, profondo conoscitore della normativa. Meglio della media, ma addirittura un esempio…
Il dottor Morelli è prima di tutto un rigido tutore della norma. L’impressione è che badi a garantirsi. È il tipo che, in caso di lutto, in mancanza del certificato di morte, vuole subito un manifestino funebre da mettere agli atti. Perché quod non est in actis, non est in mundo.
Non lo dico per ammantarmi dell’autorità di qualcun altro, però davvero, non è l’uomo per la legge ma la legge per l’uomo.
Il buon preside è quello che sa valorizzare il personale della scuola, non quello che si abbarbica alla normativa.

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