Bussano alla porta. Pazienza, rimando la Legge truffa a dopo.
«Avanti!»
Si affaccia Rapagnetta, quello che lo scorso anno aveva strappato a morsi il diario della signorina Testoni. «È un gesto d’amore» diceva.
Oggi sembra persino normale. Mi saluta, chiede se li rimpiango. Posso rispondergli affermativamente?
Dice un paio di cose dell’università, poi ci lascia.
«Dovrebbe cambiare pettinatura» commentano le ragazze.
«Perché? Servirebbe a qualcosa?»
«Com’è cattivo, oggi!».
Ma forse è la natura ad esser cattiva.
18 Maggio 2008
la visita
12 Maggio 2008
un dignitoso sei
Parte sicura la signorina Tarantino. Risponde alle domande schematica, ma precisa. E gesticola.
Così, senza volere, mostra la palma delle mani, fitta di schemi e annotazioni.
Non riesco ad arrabbiarmi. Chiedo di vedere e rido di gusto. È peggio di un rimprovero: il viso coperto dal trucco non mostra nulla, ma la pelle scoperta dalla scollatura è quasi violacea.
Tiene le mani strette a pugno e risponde alle domande.
Per fortuna, annotare sulle mani è servito ad imparare: un dignitoso sei posso darglielo.
8 Maggio 2008
Qabbaláh
Entro in quinta. C’è ancora Mario Signi. Sulla lavagna formule strane, lettere ebraiche, parole che non comprendo.
Alla mia muta domanda risponde con una parola: «Qabbaláh!».
Mario Signi non si sente soltanto un fedele suddito del Kaiser Karl Franz Josef Ludwig Hubert Georg Maria von Habsburg-Lothringen. Si considera anche un ebreo di adozione. Studia l’ebraico, recita lo Shemà, esulta al suono dello Shofàr e presto lo vedremo con i tefillin.
E ora la Qabbaláh.
Non mi dispiace: dopo i riti magici degli studenti, bisogna pur attrezzarsi. Anche perché non si fermano. Infatti, Ghiaurov, appassionato conoscitore dell’esoterismo nazista, sorride: si sente padrone della mitica tradizione di Sham bha lah.
I prof, però, hanno un’arma segreta: la professoressa Odalischi, esperta di tradizioni esoteriche e di magia bianca, nera e… rossa (così si mormora, ma non mi è dato appurare).
Siamo impazziti?
No. Siamo in maggio. Gli studenti sono travolti dall’ondata di verifiche ed interrogazioni. I prof sono accampati a scuola giorno e notte per i più disparati adempimenti.
La fantasia sembra l’unica via d’uscita.

29 Aprile 2008
Tesine per l’esame e Powerpoint
«Prof, per la tesina sto preparando una presentazione con Powerpoint» annuncia festante la signorina Frangi. «È una buona idea? Vuole vederla?»
Non faccio in tempo a rispondere: altre richieste in arrivo.
«Le vedrò volentieri. Cominciamo a guardarne una insieme».
Riusciamo a vederne più di una. Per molti argomenti non saprei che cosa dire, ma non importa. Da me vogliono un parere tecnico: hanno usato bene Powerpoint?
Il primo e più evidente difetto delle presentazioni è il contrasto tra testo e sfondo.
Chiedo a Schweiger di leggere. Non riesce. Le ragazze lo guardano come se scherzasse.
Non scherza: è daltonico. Ora sono tutti attenti. «Non c’è solo il daltonismo – spiego – Un buon contrasto tra testo e sfondo è di aiuto per tutti».
Per valutare se il contrasto è sufficiente può bastare il buon senso. Ma, per i più pignoli, suggerisco alcuni metodi di controllo.
Tutto a posto? (continua…)
24 Aprile 2008
Tanti piccoli Zampara
Ultima ora. Supplenza in seconda. La collega dell’ora precedente li ha lasciati giocare.
«Perbacco – mi dico – son pagato per insegnare!»
«Ognuno al suo posto!» Mi obbediscono svogliati.
Sembrano tanti piccoli Zampara: trovano un doppio senso in ogni mia parola. È questo il futuro?
Cerco di sfruttare la loro abilità per attirare l’attenzione sulle differenze tra univocità, equivocità e analogia. Insomma, spiego Aristotele senza nominarlo. Non funziona: finiamo a parlare di possibilità e di impossibilità.
Dove ho sbagliato? Non lo so. Neanche questo dura. (continua…)
22 Aprile 2008
Recuperi
«Hegel fa schifo» dicono decisi.
«Potrei anche essere d’accordo - rispondo – ma non è una buona ragione per non studiarlo».
Sono settimane che rinviano con scuse improbabili. Ora basta: li interrogo.
Ridono allegri e danno risposte a caso. Il voto più alto è un 3.
Sono così poco credibile?
Non voglio certo tenermeli ancora un anno, ma per un ulteriore recupero non sarà facile accontentarmi!
20 Aprile 2008
Chi è Dio?
«Chi è Dio?» Mi chiedono in terza.
Da un po’ di tempo arrivo al massimo a pensare: forse c’è.
Ma loro chiedono.
Aristotele, gli stoici, Plotino, Agostino: come non porsi domande? E il prof non sa rispondere.
Spiego che per Plotino Dio è al di là dell’essere, che le nostre povere umane parole non sono adeguate: Dio è ineffabile. Spiego che per Agostino possiamo incontrarlo nella nostra intimità più profonda: Tu autem eras interior intimo meo et superior summo meo. Richiamo persino lo pseudo-Dionigi, la teologia negativa, Tommaso e l’analogia dell’essere.
«Ma lei, prof, che cosa pensa?»
Esito. Poi decido: «Hanno ragione gli ebrei… ma dobbiamo aggiungere Bonhoeffer».
Scrivo la lettera Beth alla lavagna, la prima lettera della Bibbia. La scrivo grande e ci disegno dentro un omino. «Che brutto omino, prof!». (Per voi che leggete ne metterò uno più bello)
30 Marzo 2008
inflessibile e severa
Maria Chioccia entra in classe tutta sorridente. Porta con sé pacchi di compiti.
Mi saluta come sempre, gentile. Poi, rivolta ai ragazzi, insulta Grassi con piglio severo: «Non è ammissibile! Dall’inizio dell’anno, non hai riportato uno solo dei compiti che dovevi far firmare a casa. Ti do tre giorni. Poi sono guai!»
E continua sullo stesso tono, nel silenzio della classe.
La signorina Brianese osserva soave: «Scusi prof, Grassi non c’è…»
Si riprende subito Maria Chioccia ed elenca le inadempienze degli altri.
È chiaro, però: la parte della prof inflessibile e severa non fa per lei.
29 Marzo 2008
per dargli soddisfazione
Mi ricorda trepido che devo interrogarlo. Gli faccio domande un po’ più impegnative, per dargli soddisfazione.
Potrei forse non interrogarlo. Nessuno protesterebbe.
Mattia Losecchio si presenta con la stessa ansia degli altri, senza un filo di presunzione. Poi rivela una preparazione sorprendente. Non si limita al manuale: ricerca, approfondisce, collega. Non ostenta, sa. Con l’umiltà di chi si sente ignorante.
E i compagni non lo invidiano, lo ammirano.
Capita, poche volte, che non ricordi bene un argomento studiato negli anni scorsi. E si scusa allora con tanta grazia che i compagni, se potessero, vorrebbero suggerire.
27 Marzo 2008
è piccolo
I maschi son tutti in un angolo. Un parlare sommesso, ma vivo.
Compilo il registro, segno gli assenti, controllo le giustificazioni, ma tendo l’orecchio.
«Il mio è proprio piccolo…»
«Anche il mio è piccolo. Funziona che è una meraviglia.»
«Volete mettere col mio…»
«Tiriamolo fuori e confrontiamo.»
«Ragazzi, ricordate: il regolamento di istituto vieta l’uso del telefonino in classe.»
«Prof, dice così perché il suo è grosso: sembra un citofono»
Non faccio commenti.
Curioso, questa volta solo io ho pensato al doppio senso.
