vita da prof

10 Aprile 2008

Bonhoeffer

Archiviato in: generale, il prof studente — vitadaprof @ 11:23 am

Ieri
Il palmare di Mario Signi suona. Guarda e dice: «È l’anniversario della morte di Bonhoeffer».
È una giornata pesante, sono sommerso dagli impegni, ma non posso fare a meno di pensare a Bonhoeffer.
Ero in prima liceo quando arrivò la supplente di filosofia. Ci propose di lasciar perdere Platone e Aristotele per studiare qualcosa di più attuale. Ricordo due proposte: Marcuse e Bonhoeffer. Quasi tutti i miei compagni scelsero Marcuse, io Bonhoeffer.
Lessi Etica, Resistenza e Resa e un po’ di articoli che spiegavano il suo pensiero. Molte cose non capivo, eppure mi sembravano sconvolgenti.
In Azione Cattolica, tempestavo don Giovanni di domande. Mi rispondeva paziente, ma continuavo a non capire.
Che cosa mai significava (cito a memoria - i libri, prestati, non mi sono stati restituiti): «Vivere nel mondo al cospetto di Dio, come se Dio non ci fosse»?
La domanda mi ha accompagnato per tanti anni e sono grato alla giovane professoressa che me lo fece incontrare.
E grazie anche a Mario Signi.

Dietrich Bonhoeffer

10 Marzo 2008

laudatores temporis acti

Archiviato in: generale, il prof studente — vitadaprof @ 12:02 am

Nel blog della scuola, il preside mi ha criticato pesantemente per il mio post E sarà troppo tardi. Mi pone tra i laudatores temporis acti e sostiene che invecchiando son diventato mentalmente meno elastico.
Forse, se avesse letto il post in questo blog, avrebbe anche potuto farsi un’idea del genere. Ma, nel contesto del blog della scuola, credo che pochi potessero non capire: si trattava di una provocazione contro le ipotesi di autogestione su sesso, musica e cinema.
Gli sarebbe bastato leggere bene i commenti per rendersene conto. (continua…)

5 Agosto 2007

ancora Favi

Archiviato in: il prof studente — vitadaprof @ 10:38 am

I prof di italiano si fanno spesso prendere dal delirio della correzione. Lessico, punteggiatura, ortografia, costruzione del periodo, tempi verbali… per lo più riscrivono il tema da capo a fondo e lasciano il povero studente del tutto spiazzato.
Favi, invece, correggeva pochissimo. Cancellava qualche parola, soprattutto congiunzioni. Metteva qualche punto e non si poteva non dargli ragione.

4 Agosto 2007

il professor Favi

Archiviato in: il prof studente — vitadaprof @ 10:38 am

Un ricordo tira l’altro. Asolo mi ha fatto pensare a Pietro Bembo.
Ce ne parlava sempre il professor Favi. Non che avesse mai fatto una lezione sull’argomento. Di lezioni ne faceva poche. Gli piaceva parlare della sua vita, della sua famiglia e delle sue ricerche sul Bembo. Non avevamo ben chiaro chi fosse Pietro Bembo, ma sapevamo che Favi aveva scoperto un manoscritto che si credeva perduto.
Non si imparava molto del programma scolastico, eppure ricordo quelle ore come se non fossero passate invano.
Molti miei compagni non lo amavano, ma Favi era vivo. Anche le modeste asperità del suo carattere lo facevano spiccare insieme a pochi altri tra le mummie e le larve che nella nostra scuola usurpavano il nome di prof.
Non pensavo di intraprendere, come lui, una caccia al tesoro tra la polvere delle biblioteche. Ma capivo che la ricerca del sapere poteva essere eccitante.

3 Agosto 2007

Giulio

Archiviato in: il prof studente — vitadaprof @ 10:37 am

Un ricordo tira l’altro. A Giulio è legato il momento della mia vita in cui ho avuto più paura. Era il 28 maggio 1974, il giorno della bomba in piazza della Loggia a Brescia. Eravamo in classe. Si spalancò la porta ed entrò una folla. Volevano proprio Giulio per fare vendetta su un fascista. Giulio era iscritto al Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile di destra. Lo aveva costretto suo padre.
Non so quale insegnante fosse presente, ma non fiatò.
Che fare?
Mi misi davanti a Giulio e cominciai a parlare. La tensione era al massimo, ma continuavo a spiegare che non potevano, che sarebbe stato un errore. Prendevo tempo. Per fortuna arrivò anche il responsabile della cellula di istituto della Federazione Giovanile Comunista Italiana e la situazione si sbloccò.
Giulio fu cacciato da scuola con un calcio nel sedere simbolico e per un po’ non si fece vedere.
Era andata.

2 Agosto 2007

Asolo

Archiviato in: il prof studente — vitadaprof @ 10:37 am

Veramente bella Asolo. C’ero già stato tanti anni fa, ma non l’avevo visitata bene. Ero arrivato in bici dopo una pedalata di 40 chilometri e stillavo sudore. Mi aveva invitato un compagno, ricco, come quasi tutti nella mia classe. Non fu difficile trovare la villa di sua madre.
Giulio mi si fece incontro festante. Avremmo fatto una simpatica chiacchierata. Purtroppo comparve subito anche suo padre, un estremista di destra. I miei capelli, anche se non troppo lunghi, la mia barba, la maglietta sudata non gli piacquero molto. Mi guardò fisso e, rivolto al figlio, chiese: «Chi è questo gorilla?»
Fu così che capii perché Giulio voleva andare all’Accademia Militare. Sarebbe sicuramente stato più libero che a casa sua.
Lo salutai. Presi la bici e ripartii.

3 Maggio 2007

non sapevo che cosa fosse

Archiviato in: il prof studente — vitadaprof @ 5:16 am

A pensarci bene, forse ho studiato filosofia perché non sapevo bene che cosa fosse.
In effetti, quasi tutti i miei insegnanti erano ben strani e quelli di filosofia lo erano di più.
In prima liceo c’era una giovane dolce e simpatica che ci invogliava a fare i più disparati approfondimenti. Quasi tutti i miei compagni si dedicarono a Marcuse, mentre io, bastian contrario, studiai Dietrich Bonhoeffer.
Bello!
Peccato non sapessimo assolutamente nulla di Platone e di Aristotele. Io, ad esser sincero li avevo studiati, ma da solo e da presuntuoso mi ero servito di testi troppo complessi per la mia giovane età e per la mia scarsa preparazione. Credevo di aver capito, ma oggi non ne sono tanto sicuro.
In seconda ci capitò il professor Mombretti. I suoi interessi erano Cartesio e le perversioni sessuali, ma ci parlava più spesso delle seconde e intanto arrossiva vistosamente. Chissà perché tutti lo chiamavamo Membretti o Paonazzo?
Dato che mi davo delle arie, io leggevo direttamente i testi dei filosofi che nessuno ci aveva spiegato in classe e credevo di capire.
Infine, l’ultimo anno, il professor Spolverini diede una spolverata rapida e superficiale ad ogni argomento. Chiedeva poi che si ripetessero a memoria le pagine di un suo bigino che ci aveva dato da studiare.
Io studiavo da solo Hegel, Kierkegaard, Marx, Nietzsche. Leggevo le opere di questi grandi personaggi e credevo di capire. Per mia fortuna, all’esame non vollero darmi filosofia come seconda materia e il greco che credevo di non conoscere bene mi fu di grande aiuto.

2 Marzo 2007

una dinamite

Archiviato in: il prof studente, in classe — vitadaprof @ 12:03 pm

Quinta E. Inizio a presentare Nietzsche. Sono decisamente in ritardo rispetto all’altra quinta, ma i punti di partenza erano diversi.
Spiego che Nietzsche è un pensatore complesso, controverso e pericoloso per gli studenti. Non a caso diceva di sé: «Io non sono un uomo, sono una dinamite!».
Non sembrano molto turbati: «Tutto lì?», mi chiedono.
Allora racconto che, quando ero studente universitario, ero già sposato, lavoravo ed avevo una figlia (nove mesi dopo il matrimonio – detto per i maliziosi). Studiare per me era fatica e tante volte la notte avrei preferito dormire, invece che fare sintesi e schemi. Così, quando si presentò l’occasione di fare due esami sullo stesso filosofo (Nietzsche), con programmi non molto diversi, ne approfittai subito. Il primo esame era di Filosofia teoretica con Carlo Sini e, nonostante un po’ di fatica nella parte su Heidegger, me la cavai con un 29. Non è l’ideale: è come darti del secchione tonto, ma non ero certo in condizione di fare lo schizzinoso.
Il secondo esame doveva essere con Remo Cantoni, ma ci si mise di mezzo… la morte (di Cantoni). Così mi trovai a sostenere la prova con il professor Sichirollo, “successore” di Cantoni.
Gli esami cominciarono alle ore 14,00 in un locale in ristrutturazione, per pavimento una gettata di cemento. C’erano due banchi, quattro sedie e una lampadina malamente collegata a due file pendeva dal soffitto. Interrogavano separatamente Sichirollo ed un assistente di Cantoni di cui ricordo male il nome.
Alle ore 20,00 (ero l’ultimo) finalmente mi sedetti davanti a Sichirollo e, rispondendo alle prime domande, cominciai a sciorinare quel che avevo appreso. All’improvviso Sichirollo mi fissò e disse: «Mi deve scusare, non ce la faccio più, devo proprio correre in bagno. Continui con il dottor…». Così mi sedetti davanti all’assistente, anche lui provato, e ricapitolai il mio discorso. Mi fissò torvo e sibilò: «Lei è un imbecille!». Intanto Sichirollo stava già tornando. L’assistente gli si rivolse dicendo: «Non se ne può più di questi che vengono a ripeterci le cazzate di Sini. Cacciamolo via!». Per fortuna Sichirollo era meno bellicoso, continuò l’esame e per non scontentare troppo il collaboratore mi diede un 26.
Commenti degli alunni? Nessuno: il suono della campanella dell’ultima ora tronca ogni discorso.

Nietzsche

10 Febbraio 2007

il mio maestro

Archiviato in: il prof studente — vitadaprof @ 1:11 pm

Quando ero bambino, il ritornello delle mie numerose zie era: «Cume l’è inteligent el nost Luciano!». Luciano è mio fratello…
Io ero così pieno di fiducia negli adulti che credevo a tutto quel che mi dicevano. Mi affannavo a tirar manciate di sale ai passerotti, perché le zie mi dicevano: «Se vuoi prenderli, devi mettergli il sale sulla coda».
Se mi dicevano di stare ben nascosto sotto le coperte perché sotto il letto c’era il diavolo, mi soffocavo sotto la trapunta. Mio fratello, invece, si alzava ed andava a vedere com’era fatto.
Stimoli culturali, poi, non ce n’erano molti: il latino un po’ storpiato delle preghiere della nonna, i fotoromanzi che comprava mia mamma e un libro di preghiere nero con il bordo delle pagine rosso.
Probabilmente sarei diventato un contadino o più probabilmente un operaio se, in prima elementare non avessi incontrato un maestro eccezionale: Enrico Salati (per una volta il nome è vero).
Mi diede il gusto dell’apprendere, la passione per i libri e la soddisfazione del riuscire.

4 Febbraio 2007

la matematica…

Archiviato in: il prof studente — vitadaprof @ 6:41 pm

Mi vergogno, ma non trovo sufficiente energia per por rimedio.
Ero bravino alle elementari ed alle medie e da maestro mi sono divertito un mondo ad insegnare matematica. Però la matematica del Liceo per me è quasi un mistero.
In quarta ginnasio con la professoressa Bedeschi mi divertivo ancora e, mentre le nostre compagne facevano gare di verbi greci, mi misuravo con i maschietti per vedere chi riusciva per primo a dimostrare un teorema.
Poi il buio. Arrivò la professoressa Cafoncello. Era bassa, bassa (mi arrivava poco sopra l’ombelico), incerta, confusa.
Delle sue lezioni in dialetto siciliano capivo soltanto tre parole: seghimento, icse, ipsilonne. Per il resto notti e nebbie.
Andammo dal preside Carmelo Zero, basso, confuso, incerto anche lui ed atterrito per giunta da ogni possibile complicazione. «Non so che fare, ragazzi - ci disse – è un pietoso caso umano, è l’unico sostegno della famiglia, abbiate pazienza» e non fece nulla né allora né mai.

La Cafoncello interrogava in ordine alfabetico o dall’inizio o dalla fine dell’elenco. Non ricordo abbia mai dato un’insufficienza, ma appena prima di arrivare al mio nome decideva di invertire l’ordine. Non mi interrogò mai, ma in pagella il voto era buono.
Ragionavo allora da studente e nessuno a casa era in grado di mettermi sull’avviso. Risultato: non imparai nulla di matematica ed ancor oggi sono spaventosamente ignorante.

Pagina Successiva »

Blog su WordPress.com.