vita da prof

31 Marzo 2008

piccole gioie

Archiviato in: genitori, studenti — vitadaprof @ 12:11 am

Ha l’aria mite e dei bei capelli biondi. «Sono il papà di Martino Di Trani» mi dice.
È preoccupato per il figlio: un ragazzetto insicuro. «Sa, il primo quadrimestre è andato male…»
È vero: cinque insufficienze (4 in filosofia). Eppure sono tranquillo. Bisogna soltanto dargli fiducia.
«Nelle mie materie ce la farà» azzardo disinvolto.
Sorride il signor Di Trani. Ancora qualche parola, poi se ne va, trasfigurato e leggero. Basta poco per dar gioia a un genitore.

In classe Martino si avvicina ansioso, mordendosi il labbro. I brufoli più vistosi che mai.
Vuol sapere se potrà andare a casa tranquillo: «Che cosa ha detto a mio padre?»
«Che ce la farai. Mi raccomando: non farmi fare brutte figure…»
Sorride.

23 Febbraio 2008

Nera

Archiviato in: genitori, studenti — vitadaprof @ 12:10 am

Passano gli anni. Si smussano gli spigoli, è inevitabile. Si diventa più comprensivi. Anche per me con i figli non è stato facile, non lo è ancora adesso. Così capisco i genitori dei miei alunni: quelli che vengono a parlarmi per godersi la soddisfazione di qualche complimento; quelli che vengono poco, per dovere, ma non sanno che fare; quelli che non vengono mai (non so perché, ma lo posso immaginare).
Tra quelli che non ho mai visto ci sono i genitori di Nera. È arrivato tranquillo alla fine della terza e, da quest’anno, ha deciso di non studiare più perché… sono affari suoi. Se ne sta placido al suo posto, sorride, qualche volta interviene.
Gli piace la scuola, per la compagnia.
Studiare è una fastidiosa incombenza e, per quest’anno, non vuole pensarci.

19 Febbraio 2008

Capozzi Addolorata

Archiviato in: genitori — vitadaprof @ 12:11 am

Dal mio diario del 2003

Si presenta come «Capozzi Addolorata, la mamma di Caputo Assunta». È larga come un lottatore di sumo e non arriva al metro e quaranta. Sobria nel vestire, come la statua di una patrona meridionale nel giorno della processione. Beh, non proprio, ha anche qualcosa stile Luna Park.
Faccio tesoro degli insegnamenti di Signi e mi complimento per l’eleganza: è chiaro che si è messa in ghingheri per far bella figura. (continua…)

16 Dicembre 2007

capire i figli degli altri

Archiviato in: genitori — vitadaprof @ 10:27 am

Simpatico il padre di Bottini. Sorridente e comunicativo, si sente sicuro di sé. È un uomo di successo e ne è consapevole.
Unico neo questo figlio che non corrisponde alle sue aspettative. Non è il primo, il più abile, il più bravo.
Parlandone perde un po’ della sua sicurezza: «Non so più come fare. E pensare che io, alla sua età… No, lui no. Non riesce nello studio. Non riesce nello sport. Non ha neanche la ragazza. Non sembra nemmeno mio figlio. Anzi, qualche volta vorrei proprio che non fosse mio figlio».
Cerco sempre di consolare e rassicurare i genitori, ma questa volta rispondo: «E non lo sarà più, se non corre ora ai ripari».
Mi guarda stupito. Anch’io non so da dove venga la mia risposta quasi insolente, da dove mi vengano le parole che sto pronunciando. Ma Bottini è un bravo ragazzo con scarsa fiducia in se stesso. Non voglio dire che sia colpa di suo padre, ma che suo padre, per primo deve farlo sentire importante.
Purtroppo è spesso più facile capire i figli degli altri che i propri.

30 Novembre 2007

forse lo sanno

Archiviato in: genitori — vitadaprof @ 2:20 pm

Il consiglio di classe mi ha affidato l’ingrato compito di convocare la mamma di Atanas Ghiaurov. Le colleghe cercano di addolcirmi dicendo che si tratta di una donna bellissima, ma è una convocazione, mica un’avventura galante.
Il giorno stabilito, si presenta puntuale, vestita di nero, con lo stesso sguardo intenso del figlio, velato di un po’ di tristezza.
Che dirle?
Potrei difendermi, corazzarmi addirittura, dietro la formale comunicazione dei risultati negativi, ma mi vergognerei di me stesso.
Ci sediamo in corridoio davanti alla porta aperta di una classe (mi hanno dato anche una supplenza) e lasciamo che dubbi, angosce, sospiri vengano a galla.
La verità è che ci duole il cuore, ma non sappiamo bene che fare.
Se i figli sapessero quanto possono far soffrire i genitori…
Eppure forse lo sanno.

27 Marzo 2007

Colloqui con i genitori

Archiviato in: genitori — vitadaprof @ 4:03 pm

Ricevimento genitori. Ci sono soltanto due mamme: quella di Querci (quarta B) e quella di Dal Cozzo (quinta E).
Non posso confortarle.
La mamma di Querci, sempre dolce e gentile, si sente dire che il buon figliolo sì, non si può dire che disturbi le lezioni, ma passa il suo tempo a scuola ascoltando musica, leggendo fumetti e, soprattutto, dormendo. Qualche volta russa pure. Non si è lasciato coinvolgere nemmeno dal concorso che ha appassionato quasi tutti i suoi compagni. Per ora può stare tranquillo perché ha alcuni voti sufficienti, ma ci sono vistosi motivi di allarme per le prossime verifiche.

Con la mamma di Dal Cozzo è un altro discorso. Mi dice perentoria che suo figlio studia come un pazzo e che io devo dargli la sufficienza.
Reprimo l’istintiva risposta: «Si vede che studia come un pazzo». Poi cerco di spiegarle che se in classe viene usato l’intero ventaglio dei voti disponibili e ci sono più voti alti che voti bassi, forse non c’è un professore perfido.
Ho ereditato questa classe da una collega. Non posso dire di conoscerli come gli altri, ma, aggiungo, se uno studente che è arrivato fino in quinta continua ad oscillare tra il tre e il quattro, forse non studia davvero così tanto, perlomeno non la mia materia.
Si vede che non è convinta, ma raccomanderà al figlio di preparasi per un tentativo di recupero.
È proprio quello che voglio: che recuperino.

21 Febbraio 2007

Una mamma

Archiviato in: genitori — vitadaprof @ 12:29 pm

Ricevimento genitori. C’è soltanto la mamma di uno studente eccezionalmente bravo. Mi chiede che cosa penso del figlio, lascia che dica due parole di elogio e poi parte: «Sì è proprio un bravo ragazzo, una brava persona, un dono del Signore e il prossimo anno avrà anche la sorella, l’artista di famiglia, un vero talento». Ed è tutto vero.
Poi mi fa un quarto d’ora di catechesi parlandomi di Radio Maria.
La signora è proprio una mamma fortunata.
Sarà fortunato anche il figlio?

22 Novembre 2006

Genitori

Archiviato in: genitori — vitadaprof @ 7:06 pm

Nell’orario di ogni professore è compresa l’ora o le ore di ricevimento settimanale destinate ai colloqui con i genitori. Spesso è piacevole ed è bello poter dire: «Quanto è brava la sua figliola! Com’è in gamba il suo figliolo. Lei è veramente una donna fortunata! Lei è un uomo che molti invidierebbero!». Le mamme o, meno spesso, i papà arrossiscono di piacere, sembra che capelli gli si rizzino in testa per la soddisfazione e se ne vanno confusi e grati per quella semplice gioia.

Non è, purtroppo, sempre così.

Va ancora bene quando si può dire che le cose non vanno per il meglio, ma sì, sicuramente, si può sperare in un positivo cambiamento.

È triste, invece, segnalare difficoltà gravi o, peggio, atteggiamenti di disimpegno ostentato e continuativo. Si vedono i genitori sofferenti ed impacciati che chiedono: «Che cosa devo fare?» e sottintendono: «Dove ho sbagliato? Quali sono i miei difetti? Avrò i cromosomi difettosi?». Così ci tocca consolarli, dire che è difficile con ragazzi di questa età, raccomandare che tengano duro e non si scoraggino.

Una volta, poi, sono arrivate anche le lacrime. Anch’io, allora, ho sentito un groppo in gola e una voce che mi ripeteva: «Tat Twan asi, Tat Twan asi – questo vivente sei tu!» e Schopenhauer, dal libro rimasto aperto, suggeriva di stringere in un abbraccio pietoso la creatura sofferente.

Come al solito, mi ha fermato il SuperIo (mai che si faccia gli affari suoi) dicendomi: «Altolà! La creatura sofferente ha una generosa scollatura ed una quinta di seno…».

A volte, ancora, i genitori riservano sorprese, come quella madre che dopo avermi ascoltato pazientemente spiegare che Platone presenta qualche difficoltà, ma che ero complessivamente fiducioso, mi aveva salutato con le parole: «Sono proprio contenta che dica così. Sa, a mia figlia ci piace tanto il latino, e mi parla sempre di lei…».

Per non dire di quel papà che, dopo avermi stretto con vigore la mano, non mi aveva dato tempo di parlare ed aveva iniziato l’elogio della figlia: «È bbrava, è bbrava, è bbrava la figlia mia!» ed aveva continuato inarrestabile per un quarto d’ora. Che figlia fortunata!

Blog su WordPress.com.