Lo senti leggere e pensi: «Almeno uno sa leggere». Cedi subito alla tentazione. Cerchi una piccola gratificazione e gli fai una domandina sul contenuto.
Sbarra gli occhi, ansima, tossisce, saliva manco fosse il cane di Pavlov. «Lo so, lo so!» proclama per rassicurarsi. E anche tu vorresti essere rassicurato, ma la risposta non arriverà mai.
«A casa capisce tutto, risponde a tutte le domande» dice la mamma. Sottinteso «Non sai fare il tuo mestiere, altrimenti riuscirebbe anche con te».
In effetti, è vero. Tutti i lavori fatti a casa sono perfetti: i testi potrebbero essere pubblicati, i disegni son dignitosi, le figure geometriche farebbero invidia ad un geometra.
A scuola, invece, ci vogliono ore di contorsioni e contorcimenti per vedere due righe sghembe. Rifiuta ogni aiuto. Vuol fare da solo.
Se si tratta di disegnare, tiepidi goccioloni di sudore vanno a confondere le linee incerte tracciate sul foglio.
«Finisco a casa…» ti dice esitante e, l’indomani, di nuovo un lavoro perfetto.
Ottima cosa aiutare i figli. Magari lo facessero tutti i genitori!
Basterebbe soltanto un piccolo accorgimento: evitare di sostituirsi a loro. Hanno metà dei nostri cromosomi, per fortuna o purtroppo, ma non sono noi…
Sante parole!
Commento di nadja.de — 18 dicembre 2011 @ 12:34 am |
come prof…mi associo!
Commento di poetella — 26 dicembre 2011 @ 3:37 pm |