Mi piace inventar storie con i miei piccoli alunni: faticoso, ma divertente.
Le prime volte proponevano soltanto idee banali.
I maschietti offrivano storie tutte uguali infestate da zombies, vampiri, lupi mannari e mummie. «Proibiti fino a nuovo ordine» ho detto deciso, indossando i panni dell’esorcista.
Le bambine trasformavano le mamme in regine, le sorelle in principesse e cercavano principi azzurri. «Aboliamo la monarchia ed i titoli nobiliari» ho stabilito con atto d’imperio.
Sono il solito autocrate libertario? Forse.
Però funziona. Ho ripreso in mano la Grammatica della fantasia di Gianni Rodari ed abbiamo iniziato a giocare con le parole.
Incertezze e dubbi, tanti mah e tanti boh. Poi le storie fioriscono.
Aldina propone idee a ripetizione: mi spiace non sia possibile sfruttarle tutte. Mahinderkaur esce dagli schemi: al delfino spuntano le gambe e comincia a passeggiare per la città. Marco Pozzi rilancia zombies, vampiri e lupi mannari; poi si contenta di uno sgambetto. Moshe chiede la distruzione del mondo; vorrebbe far finire la storia, subito e per sempre: ha paura di dover scrivere troppo, ma altre idee gli zampillano quasi suo malgrado e la storia continua.