Sono i giorni in cui la brandina a scuola potrebbe far comodo. Riunioni ogni giorno. Orari bislacchi. Per due incontri di 45 minuti resto a scuola tutto il pomeriggio. Almeno potessi mettermi in un’aula a lavorare: la bidella mi caccia perché deve ancora pulire.
Mi metto in castigo in un angolo e tento di scrivere, nonostante il via vai di genitori.
Non è giorno di colloqui, sto lavorando, ma tutti si fanno avanti: «Sa, prof, sabato non posso venire: la spesa, le pulizie. Potrebbe dedicarmi cinque minuti?»
Ho la tentazione maligna di rispondere: «Ma lei, se vengo al suo sportello fuori orario, me li dedica cinque minuti?». Invece la faccio accomodare.
E via a parlare di quanto studia il figliolo, che proprio non si capisce come possa essere andata male l’interrogazione di filosofia, la sua materia preferita. Rispondo gentile alle bugie più clamorose. «Mi fa piacere sentirla, signora. Se suo figlio studia così tanto, andrà sicuramente bene. L’impegno vien sempre premiato. Certo, ha preso 1. Sì, ha fatto scena muta anche se è stato interrogato per ultimo in maggio, e sapeva dalla fine di marzo di dover essere interrogato su quegli argomenti, ma sarà stato sfortunato: gli devo aver chiesto proprio quelle pochissime cose che non sapeva. Lo incoraggi a studiare ancora. E mi raccomando: una bella cura ricostituente. Se arriva troppo stanco alla fine della scuola, poi non si gode le vacanze».
Una signora sorridente mi dice: «Io prego ogni giorno per lei professore perché è tanto bravo». Credo sia sincera: il figlio non ha bisogno di aiuto. Ma sembro così bisognoso di preghiere?
Un’altra sprizza gioia: finalmente non deve parlare di insufficienze e recuperi. Può chiedere consigli per le letture del figlio. Rispondo: «È un bravo ragazzo: lo lasci libero di seguire le sue inclinazioni e di soddisfare le sue curiosità intellettuali». Se ne va ancor più soddisfatta.
La coda dei genitori sembra terminata. Io, però, non ho terminato il mio lavoro e sta per iniziare un’altra riunione.
15 Maggio 2008
Pomeriggio a scuola
7 Commenti »
RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI
Non vorrei drammatizzare, ma mi sembra che tutto ciò rientri nell’idea piuttosto diffusa che il nostro non sia un vero lavoro, serio, rispettabile e desideroso, se non bisognoso, di concentrazione.
Vero che siamo abituati agli sbalzi improvvisi di registro: passiamo da Carlo Magno ai polder alla lezione su “cammino-è-un-sostantivo”, all’assitenza all’intervallo per evitare che si scannino, ma vero è che, alle volte, sarebbe auspicabile una certa concetrazione.
Eppure.
Mia madre non si sognerebbe mai di andare in ufficio da mia sorella mentre sta facendo quadrare i conti (concetto: sta lavorando), mentre viene anche cinque o sei volte da me per darmi dei lavoretti, mentre sto cercando di calcolare le percentuali di una verifica di storia (concetto: che vuoi che sia, lavorerà dopo).
Ma se Garcia Marquez avesse avuto i genitori che “Sabato-non-posso”, l’avrebbe scritto “Cent’anni di solitudine”?
Commento di La prof — 15 Maggio 2008 @ 9:52 am
Non posso paragonarmi a Garcia Marquez. Per il resto hai ragione: per molti il nostro non è un lavoro. Ci sono giorni in cui non lo è neppure per me e mi stupisco: «Mi pagano per divertirmi».
Purtroppo ci sono anche giorni in cui vien voglia di cambiare attività.
Commento di vitadaprof — 15 Maggio 2008 @ 3:00 pm
E’ vero che per qualcuno il nostro non è un lavoro e mi è sembrato acuto il riferimento all’orario di sportello della signora. Essendo dei missionari dovremmo essere sempre disponibili e sorridenti.
Per la questione della concentrazione vorrei però girare la cosa in positivo: la mamma di la prof non andrebbe mai a disturbare la sorella in ufficio perchè sa di essere per lei un reale disturbo, va invece a disturbare la prof perché tanto sa che siamo talmente abituati a saltare di palo in frasca con i nostri studenti da avere una mente aperta e perfettamente elastica.
Commento di euclide — 15 Maggio 2008 @ 4:28 pm
Scusate completo:
perbacco!!! siamo in grado di tenere a bada 25-30 studenti scalmanati
Commento di euclide — 15 Maggio 2008 @ 4:29 pm
Vero, ma capovolgo: Siamo talmente abituati a saltare di palo in frasca e a tenere a bada 28, 30 studenti scalmanati che, alla fine, la mammetta non è un reale disturbo, anche se lei non lo sa (che siamo talmente abituati da…). Ma a volte un po’ di tranquillità, sigh.
(metti che voglia scrivere il seguito di “Cent’anni di solitudine” mentre faccio finta di correggere i compiti)
Commento di La prof — 15 Maggio 2008 @ 6:39 pm
:D!
Ciao Prof.
Sempre Benrivisto
Commento di Pap' — 15 Maggio 2008 @ 7:47 pm
Situazione realmente accaduta:
_ Preside, mi cambi l’orario, la prego, mi faccia entrare alla seconda ora. Io non posso entrare alle 8, devo accompagnare i bambini a scuola.
- Li faccia accompagnare da suo marito.
- Ma Preside, mio marito lavora!
Saluti al prof
Commento di lou anne — 16 Maggio 2008 @ 6:44 pm