vita da prof

24 Febbraio 2008

Contini e la visita del demonio

Archiviato in: Contini — vitadaprof @ 12:12 am

Il gatto era pur sempre una compagnia. Cresceva la bestiola e faceva qualche danno, ma il suo ron ron di contentezza scaldava il cuore.
Troppo lunga, però, la domenica. Lontano dal lavoro Contini si sentiva monco ed inutile. Che fare?
Aveva dormito un po’ di più. Aveva riletto qualche pagina del bel francese di Simenon: Maigret non era certo come quel presuntuoso di Hercule Poirot!
Non aveva fame. Per pranzo solo un po’ di brodo.
E il pomeriggio?
Per una volta poteva andar bene anche il cinema. Prima proiezione, film tratto da un romanzo di successo, attori famosi, sala vicino a casa, non troppo affollata, poca pubblicità. Storia gradevole. La torrida scena di sesso annunciata dai giornali appariva però meccanica: poco convinti gli attori. Ma forse era Contini a non esser convinto.
Tornato a casa, mise a cuocere una zuppa di legumi e si accomodò in poltrona. Una mano per reggere il libro, l’altra per accarezzare il gatto. Un disco di Mina per sottofondo.
Sacumdì, sacumdà…
Il campanello della porta si fece sentire, forse un po’ meno imperioso del solito. Contini andò ad aprire convinto di sapere chi avrebbe incontrato. Sapeva bene che cosa dirgli.
Con sua sorpresa, trovò alla porta un uomo ben vestito, dall’aspetto rassicurante: «Buonasera ragionier Contini! Ottimi gusti musicali: c’è una base di dialogo».
Contini lo guardò interdetto. Aveva imparato a non fidarsi delle persone dall’aspetto troppo rassicurante e decise di mostrarsi brusco: «Ma lei chi diavolo è? Perché viene a disturbarmi la domenica sera?»
«Non voglio certo disturbarla. Son qui per darle una mano, perché lei ha bisogno di me».
«Che cosa le fa credere che io abbia bisogno di lei? E poi non mi ha risposto. Non so ancora chi diavolo lei sia» reagi stizzito Contini.
«Beh, vede, lo ha appena detto: sono il Diavolo. Mi sembra chiaro che la concorrenza non ha saputo dare risposte alle sue domande. Del resto non avrebbe potuto. Così, eccomi qui. Scioglierò i suoi dubbi. Mi faccia entrare. In fondo ci siamo già incontrati tante volte, non avrà certo paura…»
«Richiamo tutti i matti» pensò Contini, ma lo fece entrare. «Posso offrirle un po’ di Lacryma Christi?» chiese all’ospite: non aveva altro in casa.
«Non si disturbi, le propongo io qualcosa di meglio» rispose il diavolo e trasse dalla sua borsa due bottiglie di birra: «Bière du démon, la birra più forte al mondo».
Contini si vide costretto a rifiutare: «Molto gentile, ma ho passato i cinquant’anni. Il luppolo gonfia la prostata. Sa, non che io faccia gran uso dell’attrezzatura, ma vorrei, in caso di bisogno, trovarla efficiente».
Il gatto, intanto, non si mostrava. «Strano – pensò Contini – di solito gli piace sfregarsi sulle gambe degli ospiti. Si vede che il demonio non gli piace. L’avessero saputo nel Medioevo, quando li bruciavano perché diabolici…»
Si accomodarono, ciascuno col suo bicchiere. Contini era perplesso. Già è difficilissimo credere a Dio, come si può credere anche al demonio.
L’ospite parve leggere i suoi pensieri: «Non mi crede? Non importa. Non sono presuntuoso come l’Altro, non pretendo si creda in me. Sarebbe ancora una fede e proprio la fede è la fonte dei guai. Non si deve credere, si deve conoscere». Bevve un sorso di birra e proseguì: «Così l’Altro vi schiavizza: credete alle sue illusorie speranze ultraterrene, aspettate miracoli e tradite questa vita terrena, l’unica che abbiate».
Contini posò il bicchiere. Guardò fisso il suo interlocutore e chiese: «Lei ci parla mai con Dio?»
Il diavolo sembrò meravigliato: «Beh, è molto tempo che non ci parliamo».
«Allora – riprese Contini – è proprio il caso che vi sentiate. Magari può servirle per aggiornare le sue strategie. Sa, i suoi argomenti mi sembrano vecchiotti. Non metterebbero in difficoltà nemmeno un parroco di campagna. E poi, non mi va di esser coinvolto nelle vostre polemiche».
Odor di bruciato dalla cucina: «Mi scusi vado a vedere la pentola a pressione». La zuppa di legumi era perduta, ma la pentola si poteva salvare.
Al ritorno il diavolo non c’era più, neanche la birra, solo puzza di bruciato.

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