All’improvviso la Grande Paura. Non c’è un motivo apparente. Perché oggi e non ieri?
Non è soltanto un modo per perder tempo. Sembrano veramente preoccupati per l’esame. Tutti, tranne Querci, che sonnecchia placido come sempre.
Rispondo paziente alle domande: fisica, le tesine, il programma di italiano (pensano di essere troppo indietro).
Per filosofia sembrano tranquilli. Li avverto: «È una materia pericolosa, se non altro perché i filosofi son rissosi quasi quanto gli psicanalisti. Ognuno pensa di essere il migliore del mondo». Do qualche suggerimento e mi impegno a definire bene gli argomenti trattati.
«Mi raccomando, se vi chiedono qualcosa che non è nel programma, ditelo subito. Anche se pensate di conoscere l’argomento, precisate: “Non è in programma, ma penso di saper rispondere».
E storia? Per storia sarà sufficiente un programma dettagliato. Invoglierà il collega a guardare il manuale in uso ed eviterà domande pericolose.
Sembrano contenti. Zampara si alza e, plateale, mi bacia. Penso subito ad un più famoso bacio sulla guancia, ma il paragone mi sembra troppo ardito. Poi mi fissa e aggiunge: «Bella zio!»
Rinuncio ad ogni commento. Iniziamo la lezione sulla crisi della Germania di Weimar. Sono abbastanza attenti. Evidenzio i nodi fondamentali…
All’improvviso Querci si alza e chiede: «Ma prof, che cosa facciamo per gli esami?», Tutti ridono e lui non capisce perché.