Maria Chioccia mi saluta festante: «Ho una cosa per te - e mi porge un grosso cioccolatino a forma di angelo - Un dolce angelo per un Angelo dolce». Riesce ad essere materna persino con me.
Gli studenti di quarta D commentano: «Un po’ di dolcezza per preparare la prova di recupero del debito».
Ore 14,30, puntuali.
Non hanno superato la prima prova e si presentano rassegnati alla seconda.
Sono quattro.
Come se fossero d’accordo, si dispongono ai quattro angoli dell’aula e via, al lavoro.
Le domande sono semplici e prevedibili eppure Bandini è agitato, come se fosse seduto in una posizione scomoda. Lo fisso e intimo: «Dammi i foglietti». Non prova nemmeno a negare. Me li consegna.
Fa freddo ma, sotto il capo chino, le carte son sudate. Togliatti chiede qualcosa, Cavicchi un’altra. Tutti ascoltano le risposte, ma Bandini continua ad agitarsi come se banco e sedia fossero troppo piccoli per il suo metro e novanta. Di nuovo lo fisso, di nuovo intimo: «Dammi quello che hai in tasca».
«Ma prof, guardavo il telefonino per sapere l’ora».
«Sì, e per farti annullare il compito!» Ma non lo annullo. Non credo abbia potuto copiare. Però un po’ infierisco: «Ricordati di farlo anche agli esami di maturità».
«Prof, chi è furbo agli esami ne porta due».
Mi viene dal cuore: «Ne porta due chi è pirla, caro Bandini».