vita da prof

17 Gennaio 2008

La morte di Dio

Archiviato in: in classe — vitadaprof @ 3:17 pm

Non faccio sempre leggere i testi dei filosofi. Per Karl-Otto Apel, ad esempio, ho rinunciato: lo detesterebbero e finirebbero col perdere il suo importante messaggio.
Quando si tratta di Nietzsche, invece, è indispensabile confrontarsi direttamente con le sue parole. Se poi si tratta del celebre aforisma che La gaia scienza dedica alla morte di Dio, non resisto. Lo leggo e lo spiego quasi parola per parola.
Non è facile con Zampara in classe, ma, al terzo tentativo, riesco. Si fa il silenzio. Leggo. Tutti mi guardano attenti in un’atmosfera quasi ipnotica.
Spiego e si sente palpabile l’angoscia. Dio è morto. Che cosa ancora può avere senso?
È l’ultima ora e neanche un cenno di impazienza.
Zampara, però, non resiste: «Ma prof, ci parla di uno che soffriva di eiaculazione precoce!»
La battuta non funziona. Nessuno ride. Termino tranquillo.
Allora Zampara mi chiede perché mai gli abbiamo dato sette in condotta. Che si aspettasse meno?

PS
Qui sotto trascrivo l’aforisma di Nietzsche perché merita e per dare la possibilità di capire la battuta di Zampara.

125. L’uomo folle. – Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: “Cerco Dio! Cerco Dio!”. E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa. “È forse perduto?” disse uno. “Si è perduto come un bambino?” fece un altro. “0ppure sta ben nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? È emigrato?” – gridavano e ridevano in una gran confusione. Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: “Dove se n’è andato Dio? – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare bevendolo fino all’ultima goccia? Chi ci dètte la spugna per strusciar via l’intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov’è che si muove ora? Dov’è che ci moviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all’indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto piú freddo? Non seguita a venire notte, sempre piú notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione? Anche gli dèi si decompongono! Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di piú sacro e di piú possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatòri, quali giochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Non dobbiamo noi stessi diventare dèi, per apparire almeno degni di essa? Non ci fu mai un’azione piú grande: tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno, in virtú di questa azione, ad una storia piú alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!”. A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch’essi tacevano e lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò in frantumi e si spense. “Vengo troppo presto – proseguí – non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini. Fulmine e tuono vogliono tempo, il lume delle costellazioni vuole tempo, le azioni vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perché siano vedute e ascoltate. Quest’azione è ancora sempre piú lontana da loro delle piú lontane costellazioni: eppure son loro che l’hanno compiuta!”. Si racconta ancora che l’uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diverse chiese e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?”.

6 Commenti »

  1. Letto il post. Con attenzione. Pensato. Concluso.
    Mi dipiace non aver mai studiato filosofia.
    Ciao Prof.

    Commento di hydeparkcorner — 17 Gennaio 2008 @ 3:45 pm

  2. Prof, faccia leggere l’anticristo. E’ un libricino di poche pagine. Secondo me è molto importante conoscerlo, se vuole le spiego anche il perchè con più calma.

    Commento di j1nz0 — 17 Gennaio 2008 @ 8:06 pm

  3. Grazie.
    Di cuore.

    Commento di hydeparkcorner — 18 Gennaio 2008 @ 10:07 am

  4. Caro j1nz0, spiegami pure il perché. Magari scopro di aver sempre snobbato un libro prezioso.

    Commento di vitadaprof — 18 Gennaio 2008 @ 4:25 pm

  5. io vorrei sapere come fa zampara durante le ore di matematica…No perchè se trova da far battute anche sul teorema di Lagrange c’è da consigliargli lo Zelig Circus.

    Commento di Zawa-Nera — 24 Gennaio 2008 @ 12:34 am

  6. Dichiara di saper ben poco di matematica. ma qualche spunto penso riesca a trovarlo.
    Chiederò alla collega.

    Commento di vitadaprof — 24 Gennaio 2008 @ 11:18 am

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