Non è facile spiegare Leibniz a studenti liceali. Quando non subiscono passivamente, commentano che si tratta di teorie da UCAS (ufficio complicazione affari semplici).
Oggi poi devo presentare le monadi: sostanze spirituali semplici, chiuse in sé, “senza porte né finestre”, dotate d’appetizione e di percezione interne, rispecchiano ciascuna l’intero universo.
La signorina Mori chiede: «Ognuno di noi è una monade?»
«No – rispondo – ognuno di noi è un aggregato di monadi. Anche lei, signorina Mori, secondo Leibniz, è un aggregato di monadi».
Casartelli si risveglia improvvisamente gridando: «Sì, un’orgia di monadi!»
Lo guardo perplesso. Penso che sia un’espressione di desiderio nei confronti della graziosissima compagna e malignamente infierisco: «Mi spiace, Casartelli, le monadi sono impenetrabili».
«Impossibile, prof, impossibile… monadi»
E soltanto allora capisco l’osceno doppiosenso.