Il preside urlava in segreteria. La professoressa Nuvolari lo fissava inebetita. Possibile che ce l’avesse con lei? Avrebbe voluto essere piccola piccola, nascondersi, ma dove?
Il preside l’accusava di essere un’incapace, una pasticciona, una sbadata, una pessima insegnante e lei, angosciata, si sentiva incapace di reagire, paralizzata.
«E si ricordi – furono le ultime parole – di non tornare mai più nella nostra scuola».
L’ira funesta del capo d’istituto, stressato dagli scrutini, non era dovuta alle troppe insufficienze che la professoressa Nuvolari aveva dato ai suoi alunni. Altre professoresse avevano avuto la mano pesante senza subire una simile reprimenda. Era saturo di malumori ed era bastata la classica scintilla.
La famiglia di uno studente voleva ricorrere contro la bocciatura ed aveva richiesto copia della documentazione. Nel verbale, scritto dalla Nuvolari, spiccava un vistoso errore di ortografia. Il ricorso aveva poche speranze di successo, ma quell’errore per il preside era un’onta intollerabile.
Chiesi di parlargli per fargli capire che un errore può capitare a tutti. Credo di esserci riuscito, ma la professoressa Nuvolari oggi è in un’altra scuola.