Da bambino, alle elementari, non riuscivo a capire come si dovesse usare la punteggiatura. Poi, alle scuole medie, il libro di grammatica mi aveva offerto chiare indicazioni e un po’ meglio andava. Non ero certo diventato un virtuoso della punteggiatura. Avevo la tendenza a creare periodi complessi come una cattedrale gotica ed un culto esagerato della virgola. Però proprio male non scrivevo: i miei temini mi avevano fruttato un paio di borse di studio e non dispiacevano ai prof. ma, di sicuro, esageravo con le subordinate.
Per fortuna ho fatto il maestro prima ed il professore poi. Così ho capito che una struttura complessa può facilmente trasformarsi in un labirinto per i poveri alunni e non solo per loro. Meglio cercare di esprimere anche i pensieri complessi in una forma semplice.
Perché si scrive, se non per comunicare? E allora cerchiamo di farci capire, soprattutto da chi può averne più bisogno. La punteggiatura serve ad aiutare il lettore, non a disorientarlo.
Peccato non riesca a convincere i miei alunni. I loro testi sono un caos di puntini di sospensione e punti esclamativi. Come se navigassero in un oceano di incertezze e volessero innalzare dei vessilli per richiamare l’attenzione dei soccorritori.
PS
Beh, forse, quando scrive Zampara (detto Doppiosenso), i punti esclamativi hanno una valenza fallica, ma i puntini di sospensione?