vita da prof

28 Novembre 2007

Convocazioni, che affronto!

Archiviato in: generale, presidi, studenti — vitadaprof @ 1:30 pm

La quinta B si ribella e Zampara, neoeletto nel consiglio di istituto, fa da portavoce nel blog della scuola. Sostiene che è inutile allarmare le famiglie «per delle situazioni recuperabilissimissime (sic), soprattutto tenendo conto del fatto che non tutti i genitori sono uguali, comprensibili (sic) e aperti mentalmente» perché i genitori «si arrabbiano e tirano conclusioni a volte esagerate».

Risponde tempestivo il preside:

Essere adulti vuol dire assumersi delle responsabilità e farvi fronte: quindi è ovvio che delle solite “lettere” si dovrebbe fare a meno perché i nostri giovani adulti dovrebbero, del tutto normalmente, far regolarmente fronte ai loro doveri. Invece gli studenti neomaggiorenni (non solo quelli di 5B, non solo quelli del liceo) pretendono di essere lasciati riposare in pace senza che i professori si permettano di coinvolgere coloro (i genitori) che continuano a lavorare per pagare il conto delle loro dormite.
Se questo è l’atteggiamento, spero davvero che i genitori “letterati” siano davvero poco “comprensibili” e tolgano ai reprobi la paga settimanale, la macchina, il computer, la ricarica del cellulare, i jeans firmati e strappati nei punti strategici, le scarpe di marca ultima moda, le felpe, le mutande con targa D&G da esibire calando i calzoni, la gita scolastica, il mare, i monti, i regali di Gesù Bambino… e che li portino con sé, per una giornata, al lavoro: perché si degnino almeno di guardare come si fa.

Non siamo al metodo pedagogico Pestalossa, ma la necessità della linea dura è simpaticamente proclamata.
Sono le soluzioni che vengono in mente alla maggioranza dei genitori, anche se non tutti le applicano con la stessa coerenza. Con qualcuno funziona, ma di solito il risultato è ben modesto.
E portarli per una giornata al lavoro? Oserei dire che sarebbe una vacanza in più. Il lavoro è un’esperienza formativa, ma non fa necessariamente venir voglia di studiare. Zampara lavora e continua a studiare poco come prima. Mio figlio ha abbandonato la scuola e fa un lavoro pesante. Eppure continua a dire che la sola vista di un edificio scolastico lo disgusta.
Ammettiamolo, tante volte, come insegnanti e come genitori, non sappiamo che cosa fare.
Le convocazioni sono un segnale d’allarme, una scialuppa di salvataggio offerta a chi è in difficoltà ma sono anche uno strumento di autotutela per gli insegnanti. Alla fine dell’anno le famiglie non potranno dire che non sapevano.

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