Dopo anni ho rinunciato alle interrogazioni programmate. Volevo costringere i miei studenti a studiare con maggior regolarità.
Le secchiate il giorno prima dell’interrogazione servono a poco. Nel giro di un mese non resta traccia di quel che si è appreso.
Purtroppo il tempo a disposizione è quello che è. Ben presto le interrogazioni diventano ampiamente prevedibili.
La signorina Boccolo non sembra però aver grandi doti di preveggenza.
Mi faceva un po’ pena perché la vedevo consultare disperatamente il manuale, ma ormai c’era poco da scegliere. E poi arrivare per ultimi è quasi un privilegio. La fantasia di un prof non è illimitata e le domande inevitabilmente si ripetono.
Si è presentata agitatissima ed implorante.
Durante l’interrogazione mi son sentito quasi Socrate. Con un’abilità maieutica di cui non ero consapevole, son riuscito a far emergere conoscenze che la fanciulla non immaginava di avere. Ma che fatica questo 6!
Alla fine le dico che per il futuro vorrei un’esposizione un po’ più autonoma.
«Ma io le avevo detto di farmi domande facili!» è la risentita risposta .
Vorrei risponderle che ad una ragazza normale si fanno domande normali. Ma non posso. Non erano domande normali.