Semianalfabeti per colpa della TV?
Le colleghe di lettere delle prime e seconde liceo distribuiscono un articolo di giornale fotocopiato.
Sono convinte che si tratti di un documento importantissimo e sollecitano il mio parere.
Si tratta della solita tirata su quanto sia meglio un buon libro rispetto alla TV o al computer.
Lo leggo in fretta. Dice che in TV anche i testi scritti svaniscono nel nulla e non sono più recuperabili, mentre un buon libro lo hai fisicamente tra le mani e puoi rileggerlo ogni volta che vuoi. Per questo, perché dipendono troppo dalla TV, i nostri ragazzi sarebbero dei semianalfabeti.
Io ho letto molto seguendo il principio del dovere e ancora leggo, ma quasi soltanto secondo il principio del piacere.
Negli anni, però, ho abbandonato il feticismo del volume e l’ansia di avere una biblioteca traboccante di libri. Oggi sorrido un po’ ironico quando sento le giovani professoresse dire: «I libri non si buttano mai via!». E perché mai? Proprio in pattumiera non li butto, me ne disfo portandoli allo scaffale “libero scambio” della biblioteca comunale.
Così è senza rimorso che infrango le certezze delle mie care colleghe.
La cultura umana non è stata per millenni una cultura orale? Eppure ci ha dato grandi capolavori.
La TV non ha contribuito in maniera decisiva a fare dell’italiano la lingua nazionale? Oggi quasi tutti sanno parlare in italiano, mentre quando ero bambino gli anziani parlavano soltanto in dialetto e per mio fratello era normale dire «Sono borlato giù», invece che «Sono caduto».
Ed è poi vero che i testi in TV svaniscono per sempre. Ci muoviamo verso sviluppi tecnici che renderanno comune fruire più volte, a piacere, di una trasmissione televisiva e con una spesa inferiore a quella necessaria per l’acquisto di un libro.
Se i nostri giovani sono qualche volta semianalfabeti (ma una volta era meglio?), forse dobbiamo cercare le colpe da un’altra parte.