vita da prof

23 Ottobre 2007

circolare sui consigli di classe

Archiviato in: consigli di classe — vitadaprof @ 4:04 pm

Circolare del preside sui consigli di classe aperti ai genitori. Scrive:

Chiedo ai colleghi di evitare, nel confronto con i genitori, filippiche e lamentazioni fini a se stesse che, in una certa misura, potrebbero ripetersi pari pari per tutte le classi d’Italia e forse del mondo (sono immaturi, superficiali, non studiano, tendono a non fare i compiti o li copiano fuori dalla scuola, sono villani, si comportano male, ecc.).
I genitori non sono qui per sentire gli sfoghi dei docenti (che purtroppo danno loro la sensazione che noi abbiamo perso il controllo della situazione), ma per sapere come la scuola intende gestire i loro figli.
Pertanto, nulla e nessuno vieta di segnalare i problemi: purché per ciascuno di essi venga anche illustrata la soluzione adottata dal consiglio o dal singolo docente.

Concordo. Sono discorsi fastidiosi anche per me. Non sopporto nemmeno il classico: «La classe può essere divisa in tre gruppi…» e i tre gruppi, guarda il caso sono i secchioni, la via di mezzo e i lavativi. Bella scoperta!

Il preside poi continua la sua circolare e scrive:

È bene non riprodurre nell’aula una situazione di tipo frontale (i docenti dalla parte della cattedra; i genitori nei banchi): perché materializza fisicamente una contrapposizione. Bisogna invece mescolarsi, facendosi trovare già sparsi nei banchi, per trasmettere invece l’idea che tutti stiamo lavorando (si spera sempre) nella stessa identica direzione. L’audio da “mono” diventa “surround”. Sembrano stupidate, ma non lo sono.

Piace l’idea. Proviamo a disperderci nell’aula. I genitori, quando arrivano, si concentrano tutti i un angolo e… silenzio. Finalmente parla la coordinatrice di classe. Il mondo riprende il suo corso.

4 Commenti »

  1. Molto d’accordo sulla prima parte se non fosse che né noi né i genitori in realtà sappiamo che pesci pigliare… Purtroppo sempre più studenti sono immaturi, fannulloni, menefreghisti e il nostro dircelo e ridircelo, nei corridoi, in sala docenti, nei consigli, ai colloqui assomiglia più ad un sfogo impotente, nella speranza che qualcuno abbia un’idea illuminante, che ad altro. Il fatto è che nessuno di noi può adottare forse l’unica soluzione, quella di mandare alcune persone a scaricare cassette al mercato per 6 mesi, togliendogli telefonino, ipod e computer finchè non se li siano effettivamente meritati.

    Commento di Claudia — 24 Ottobre 2007 @ 4:22 pm

  2. Qualche volta l’idea viene anche a me e di solito non sono i figli dei poveri quelli che manderei a scaricare cassette. Però cerco sempre di ricordare che il nostro mestiere è quello di promuovere umanamente i giovani che ci vengono affidati. Capita spesso di non riuscirci, almeno non subito. Ma ci proviamo. E poi capita, come mi è successo ieri uscendo da un supermercato, di incontrare un ex alunno, di quelli che avresti mandato a zappare la terra e sentirti dire: «Grazie professore, non sa quanto siano state utili per me le sue lezioni!»
    Non lo avrresti mai detto, ma ti fa piacere che sia così.

    Commento di vitadaprof — 24 Ottobre 2007 @ 8:57 pm

  3. Lo so che ci tentiamo, ci tentiamo e ci crediamo pure! Io procedo per predicozzi, buon esempio, affettuoso interessamento, rimbrotti possibilisti … oltre naturalmente a fare seriamente il mio lavoro. E qualcuno prima o poi si smuove, anzi direi che, nel giro di 10-15 anni dalla fine della scuola, sono in molti quelli che colpiamo. Spesso infatti i risultati del nostro lavoro si vedono sui tempi lunghi. Se però dobbiamo “deliberare” su cosa fare ora, dobbiamo ammettere che tanti (e, come ben dici, tra quelli che hanno “meno bisogno”) avrebbero semplicemente bisogno di esperienze forti (tipo lo scaricare cassette ma anche i lavori forzati potrebbero andar bene) per capire meglio le fortune che hanno, recuperando almeno un po’ di motivazione nello studio. E poi quando vedo immigrati che si fanno un mazzo tanto tra lavoro e studio ma ci tengono e sono sempre preparati, e benestanti comaschi che “si annoiano” “odiano la scuola” e prendono i 3 e i 4 con noncuranza mi viene un nervoso…

    Commento di Claudia — 25 Ottobre 2007 @ 2:28 pm

  4. Proprio vero.

    Commento di vitadaprof — 25 Ottobre 2007 @ 2:46 pm

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