La professoressa Pezzi sta correggendo i test d’ingresso dei suoi nuovi alunni di terza. Sembra scossa da un’energia nervosa. Un po’ ride, un po’ si morde le labbra, scuote la testa, si tira i lunghi capelli biondi.
«Non è possibile, non è possibile» continua a ripetere.
«Che cosa non è possibile?»
«Non è possibile che studenti di terza superiore non sabbiano distinguere un verbo da un sostantivo. Su che basi potrò mai lavorare quest’anno?»
Le suggerisco, a scopo terapeutico, di provare a scrivere quello che sente e magari anche gli strafalcioni più divertenti.
Mi guarda cupa ed esplode: «Mica sono narcisista come voi maschietti. Non ho tempo da perdere. Ho una casa da mandare avanti, io!»
Non ribatto. Dev’essere proprio di cattivo umore. Però non capisco proprio perché per una single cinquantunenne che campa a insalatine debba essere più difficile mandare avanti la casa di quanto non lo sia per un suo coetaneo con figli e nipoti.
Cara Pezzi, le mie giornate sono piene, ma sento ugualmente il bisogno di scrivere. Serve a guardare alla propria vita con uno sguardo più ampio.