Quarta D, i miei nuovi alunni. Avremmo dovuto fare una verifica scritta per guadagnare tempo. Lo scorso anno non sono riusciti nemmeno a completare Aristotele.
Mi guardano così spauriti che mi sembra d’essere il boia di fronte ai condannati.
E sia: simulazione di interrogazioni. Così capiranno che cosa mi aspetto da loro.
Il primo a fare da cavia è Grassi, rotondo, riccioluto, vivace ed acuto.
Gli chiedo di spiegare perché l’etica aristotelica può essere definita teleologia ed eudemonistica. Inizia a parlare disinvolto, dice tante cose simpatiche ed intelligenti, alcune hanno anche un nesso con la domanda, ma è chiaro che non saprebbe dire quale. Impietoso lo costringo ad ammetterlo. Poi gli spiego come avrebbe dovuto rispondere.
Il secondo è Ardigò. Porta lo stesso cognome di un filosofo importante…
Gli chiedo la teoria della conoscenza di Aristotele. Parte deciso ripetendomi a memoria tre formule del manuale. Gli chiedo di spiegarmi che cosa significano le sue parole, di parlarmi come ad un compagno che non ha capito ed ha bisogno di aiuto. Ormai è nella selva oscura e non c’è traccia di Virgilio.
Restringo il campo e spiego a tutti che voglio sapere quale sia per Aristotele la genesi dei concetti universali come uomo, donna, cavallo, ecc. Perché, per esempio, parlo dei diritti della donna se io la donna non l’ho mai conosciuta? Io posso aver conosciuto la professoressa Chioccia, la signorina Brianese, Monica Bellucci e la signora Derelitta Catozzo, 140 chili per 140 centimetri. La donna, però, non l’ho mai incontrata. Insomma, che rapporto c’è tra ciò che vi è nella mente e la realtà?
Mi guardano meravigliati. Hanno studiato dicono. Il sottinteso è «Possibile che ci sia anche qualcosa da capire oltre che da sapere?»
L’ultima cavia, però, la signorina Guffi, sembra aver capito e spiega a tutti. Piccole imprecisioni, ma i concetti ci sono.
«Avete capito che cosa mi aspetto da voi?»
Cenni di assenso.
Speriamo sia vero.