Ho ereditato la quarta dalla supplente dello scorso anno. Devo riprendere Aristotele perché non è riuscita a completare la spiegazione.
Mi piace sempre parlare dell’etica di Aristotele.
Quando chiedo che cosa vogliono tutti gli uomini, scoppiano a ridere tutti insieme.
Temo già di dover perder tempo. Invece qualcuno dice subito: «La felicità!».
E così ci interroghiamo su che cosa sia la felicità.
Certo è più facile dire che cosa non è la felicità.
Mi dicono quasi subito che certo i soldi sono importanti, ma, in fondo, sono soltanto un mezzo.
Non prendono in considerazione gli onori. Quando ne parlo io, riconoscono senza difficoltà che farebbero dipendere la felicità da qualcosa di esterno a noi.
E il piacere? Il piacere li tenta di più. Lapalissiano. A chi non piace il piacere?
Non serve a molto dire che il piacere è comune anche agli animali.
Allora racconto di un’immaginaria Margherita, abbandonata dal suo ragazzo che le ha preferito la migliore amica.
«Un classico» commentano.
Margherita, dico, si consola con un grosso barattolo di nutella. Un vero piacere, ma non è felice.
Cominciano ad inventare esempi simili, qualcuno anche un po’ piccante e, alla fine concordano. La felicità è sempre piacevole, ma il piacere non sempre è segno di felicità.
Sono contento. Per oggi può bastare.