vita da prof

14 Luglio 2007

Scrittura sciatta?

Archiviato in: generale — vitadaprof @ 12:27 pm

Un amico mi rimprovera. Dice che scrivo in maniera troppo semplificata. Critica le frasi troppo brevi e la scarsa punteggiatura. Lamenta l’uso eccessivo di frasi coordinate a scapito delle subordinate.

Che abbia ragione?
Può darsi. Ma io preferisco così.
Come tutti, ho attraversato fasi diverse. Ecco un piccolo saggio di scrittura francofortese, l’introduzione ad un libretto di poesie (1982):

Questo libretto non è opera di una sola persona, ma di un gruppo di amici che, un po’ per caso, un po’ per scelta, si sono scoperti poeti e, pur in un’estrema diversificazione di forme e posizioni, hanno cercato di discutere e verificare il loro far poesia.
Questo modesto tentativo di dialogo ed il desiderio di andare oltre una celebrazione vicendevole, ci hanno concesso di giungere ad alcune conclusioni.
In primo luogo abbiamo scoperto, al di là delle differenze di stile e di soggetto, qualche cosa che ci accomuna: le nostre poesie non sono poesie militanti tese ad affermare contenuti e messaggi di portata generale, ma sono nate come espressione di stati d’animo, emozioni e frammenti di pensiero individuale in cui è possibile scorgere talvolta l’orgoglio della propria individualità fieramente proclamata contro una universalità sociale ostile.
La chiusura in una dimensione individuale potrebbe sembrare, già di per sé, una scelta di carattere generale.
Ma è così solo in parte. La nostra riflessione collettiva, infatti, seguendo in ognuno di noi le tracce di un malessere: comune, ci ha aiutato a cogliere, proprio in quel privato che avevamo coltivato, dietro l’apparenza della più grande libertà espressiva individuale, la radice di una grave subordinazione culturale ed umana alla ragione dominante, alla cui falsità l’individuo si concede inerme proprio nel momento in cui, illudendosi di respingerla da sé, rinuncia ad analizzarla in modo critico.
Il dominio si afferma più agevolmente quando si spegne la consapevolezza della sua strapotenza. Il riconoscimento delle particolarità individuali, la pretesa irriducibilità delle differenze, mascherano in realtà il trionfo del conformismo e del livellamento ideale. Ogni scelta ed ogni posizione finiscono con l’essere intercambiabili.
La nostra società ammette, anzi favorisce, le differenze di status economico e sociale, ma sempre meno accetta chi esce dagli schemi culturali ed ideologici dominanti o non è riconducibile ad essi.
La presunta affermazione dell’individuo si rovescia cosi in apologia dell’esistente.
Questa scoperta non ci ha messo in grado di individuare, se non in modo embrionale, gli schemi di controllo cui siamo soggetti, né di riappropriarci appieno di quella capacità di comunicare che ci siamo lasciati rapinare.
Tuttavia ha destato in noi la nostalgia per la capacità di un pensiero critico che, senza nutrirsi di illusioni, non chiuda gli occhi di fronte alla miseria dell’esistente.

Non è meglio come scrivo adesso?

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