Anno di prova? Idea ovvia.
Se qualcuno inizia a lavorare in un settore che richiede preparazione, capacità, impegno, è giusto che gli si richieda un anno di prova.
Nella scuola, però, si è riusciti a trasformare l’ovvio in delirio.
Ci sono colleghi bravissimi, con una lunga esperienza alle spalle, che, dopo magari venticinque anni di servizio, entrano in ruolo ed è allora che viene richiesto l’anno di prova.
Non vengono provati quando iniziano a lavorare, ma quando sono ormai prossimi alla pensione.
Così un incapace può far danni per decenni mentre docenti straordinari sono bloccati al livello iniziale di retribuzione e licenziati ogni anno al termine delle lezioni.
E quando finalmente ottengono l’immissione in ruolo, a 50, 52, 54 e più anni, allora devono affrontare la prova, un rito di passaggio fuori tempo, reso più assurdo dall’obbligo di lavorare on line sulla piattaforma Indire, una bruttura informatica.
E qualcuno si meraviglia se di fronte a quello che viene pomposamente chiamato Comitato di valutazione sembrano irritati invece che gioiosi e festanti.
Per fortuna ci sarà almeno la consolazione della ricostruzione della carriera: meglio tardi che mai.
29 Giugno 2007
docenti in prova
2 Commenti »
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ho rivisto una cara collega dopo 10 anni.

aveva, all’epoca, problemi di allergia con le tinte per coprire i suoi (troppi per l’età effettiva) capelli bianchi.
l’ho trovata più giovane di come la ricordavo e con i capelli di un bel color mogano.
impertinente forse la mia domanda: “hai finalmente trovato una tinta che non fa danno?”
e lei: “no, ma ne sono fregata: mi hanno finalmente chiamata per firmare l’immissione in ruolo, e non volevo dar loro anche la soddisfazione di andarci con i capelli bianchi”
Commento di faraona — 2 Luglio 2007 @ 9:40 am
Capisco.
Commento di vitadaprof — 2 Luglio 2007 @ 7:31 pm