La professoressa Paoli, che non mi saluta da anni, in questi giorni è tutta sorrisi.
È stata nominata segretaria per gli esami della quinta D ma tra lei ed il computer c’è un rapporto peggiore di quello che ha sinora avuto con me.
I sorrisi preparavano una richiesta di aiuto. Ho fatto per lei i primi verbali. Poi è arrivato un commissario pieno di buona volontà che si è fatto carico dell’ingrato compito. Meglio così.
La Paoli, però non si è fermata qui. Venerdì mi si è rivolta con un: «Finite le correzioni devi fermarti perché c’è un altro lavoro da fare».
Dal momento che i tempi previsti per le correzioni erano 8,00 – 18,00, le ho chiesto che cosa richiedesse ancora la mia presenza e mi ha mostrato i materiali che, come funzione obiettivo, doveva passare allo scanner, convertire in pdf ed inviare a non so quale ufficio.
Si trattava di lavoro suo. Me lo avesse chiesto per favore, forse mi sarei fermato, ma di fronte ad un devi le ho risposto che poteva farlo fare in segreteria.
Quando però è tornata a chiamarmi per un file che resisteva ostinato ad ogni tentativo di conversione, non ho resistito al gusto della sfida.