vita da prof

7 Giugno 2007

tesine per l’esame

Archiviato in: Esami — vitadaprof @ 6:32 am

Le tesine sono l’angoscia di fine anno scolastico. I più le preparano frettolosamente e scopiazzando proprio a ridosso degli esami.
Per migliorare la situazione, il preside, qualche anno fa, propose un progetto di tutoraggio metodico da parte dei prof. Ciascuno di noi avrebbe dovuto seguire alcuni studenti dall’ideazione alla redazione finale della tesina.
In quell’occasione il mio intervento fu duramente contrario.
Ecco quello che dissi:

Lo confesso, sono affascinato dalla proposta. Va incontro alla mia ansia di rinnovamento, alla mia curiosità di sapere, al mio desiderio di infinito. Ma…
Appunto! Ma… se il desiderio è infinito e di infinito, la capacità è da mezzo litro.
No, Mario, non necessariamente di Bardolino.
Gli anni passano, le energie non sono più quelle di una volta, e le responsabilità aumentano.
Belle le proposte avanzate, ma sembrano fatte per chi abbia scelto una vita per la scuola, l’insegnamento come missione esclusiva, una scelta monastica con relativi voti (vero è che scegliendo l’insegnamento abbiamo implicitamente fatto voto di povertà).
O anche, sembrano fatte per chi abbia uno stipendio da professore tedesco (non di tedesco), tale da potersi permettere, mi si passi l’espressione, la schiava filippina e non debba preoccuparsi di scopare e lavare i pavimenti, pulire il bagno, cucinare e… Silvia, niente battute femministe.
Lo giuro, amo studiare e probabilmente è l’unica cosa che so fare.
Studio, nel poco tempo strappato agli affanni e con le magre risorse a disposizione (anche lo studio costa).
Studiare mi dà piacere quando corrisponde ai miei bisogni, ai miei interessi, alle mie fantasie, un piacere faticosamente strappato al mare dei guai quotidiani in cui annaspo e come me annaspa, credo, la maggioranza dei colleghi.
Studio anche ciò che non mi dà piacere, se ne capisco l’importanza. Ma è uno studiare libero, scelto. Ho fatto il cammello quando era il momento ed ho portato pesi che altri mi imponevano: duali, aoristi ed eccezioni grammaticali. Non mi sembra più tempo.
Invece la proposta del Preside, a volerla realizzare seriamente, pare voglia riportarmi proprio ad un ruolo da bestia da soma: comporta un notevole sovraccarico di lavoro aggiuntivo, temo non gratificante, e, diciamolo, senza remunerazione!
Aiutare più studenti ad inquadrare argomenti, a selezionare bibliografie, seguirli durante l’elaborazione dei progetti o delle tesi non è come gestire, sia pur con annuali varianti, la routine di programmi consolidati. Sicuramente è fatica!
Può essere, certo, «un’opportunità per valorizzare le proprie competenze specialistiche e i propri interessi culturali», ma posso dire che preferisco valorizzarle del tutto liberamente, piuttosto che dentro schemi preordinati?
E poi, rimane il fatto che le scelte degli studenti possono orientarsi nelle più diverse direzioni (nelle mie materie, e credo anche in quelle degli altri colleghi, c’è spazio per un’infinità di cose). Non è detto che io possa esser competente di tutto e per selezionare una bibliografia e seguire lo sviluppo di un lavoro su un argomento che non si conosce già bene occorre studiare.
Ora, può capitare che allo studente in questione interessi un tema, un problema che sta a cuore anche a me ed allora ci sarebbe almeno una qualche gratificazione, ma può capitare che la scelta dello studente cada su argomenti che legittimamente affascinano ed incuriosiscono lui, ma sono agli ultimi posti nella gerarchia dei miei interessi. Non voglio dire “Il significato filosofico del rubamazzetto” o “Il ruolo storico delle lontre albine”, ma anche cose più serie e degne come “L’evoluzione artistico culturale del personaggio di Tex Willer nei fumetti di Sergio Bonelli” oppure “Jacopo Fo studioso dell’Inquisizione”. Buoni argomenti che, me ne rendo conto, possono interessare molti, ma io non ci vorrei spendere più di dieci minuti. Ora se devo valorizzare gli interessi culturali degli studenti temo proprio di dovermi misurare con argomenti di questo genere perché già più volte mi sono stati proposti.
E non venitemi a dire che così sono “autoreferenziale”. Non pretendo di essere l’ombelico del mondo (potrei anche esserlo, se no non vedo chi), ma io i miei carichi li ho già portati.
Posso proporre una metodologia di ricerca, ma la ricerca poi, chi è interessato se la faccia da solo e chi non ne ha voglia non gravi sulle già stanche spalle di un professore che ha avuto la sventura di vivere in un’epoca in cui va di moda parlar di tutor (perché c’è anche il rischio che per la maggior parte degli alunni questa proposta risulti come una pretesa in più di quei rompipalle dei professori, Re Mida alla rovescia che trasformano in merda tutto ciò che toccano.
Non si prenda il mio discorso come espressione di pigrizia: «Non ha voglia di lavorare».
Come tutti i professori, ho spesso lavorato ben oltre il mio stretto dovere, e dunque gratis, per la scuola, liberamente, per far cose che sentivo di fare. Non vorrei che ora questo spazio di libertà, di “volontariato” si trasformasse in costrizione, in obbligo, in vincolo.

Qualche applauso. Merito della mimica.
Subito dopo di me intervenne più brevemente, ma sullo stesso tono la professoressa Peruggia.
Due Funzioni Obiettivo, due sgobboni, si erano pronunciati contro. Il preside ritirò immediatamente la proposta. Negli anni successivi, però, abbiamo tentato di metterla ugualmente in pratica. Non come obbligo, ma come opportunità. Abbiamo dato agli studenti indicazioni e scadenze.
Risultato?
Qualcuno viene ora a chiedermi indicazioni bibliografiche per libri che non leggerà, ma metterà, appunto, nella bibliografia.

8 Commenti »

  1. anche perchè…
    da ex studentessa posso dire che è ora che la si finisca di portare gli studenti per mano fino alla laurea. è ora che gli studenti imparino a cavarsela da soli, a prendersi anche le proprie responsabilità se copiano.
    Hai ragione. il prof di filosofia non è tenuto a studiarsi i processi di formazione delle rocce, non è tenuto ad approfondire con interesse argomeni di cui gli importa poco.
    Ottima posizione.

    Commento di zawanera — 7 Giugno 2007 @ 4:36 pm

  2. Hai ragione.
    Bisogna lasciarli liberi.
    Solo così, oltretutto, puoi sperare che si appassionino a ciò che hanno in mente di fare… che sentano che quella ricerca “è cosa loro”…

    Commento di la Legionaria — 7 Giugno 2007 @ 8:14 pm

  3. Capisco, ma…
    Io delle volte ho paura di arrivare là all’esame, dopo un lavoro di ricerca lunghissimo, e scoprire che il mio tema non piace, che è mal posto, che è mal sviluppato, oppure che è troppo personale, tanto che si rivela inadatto. E vorrei dei consigli, non da tutti certo, ma dal prof che stimo sì, ne terrei conto. Mi piacerebbe che un professore un giorno si preoccupasse di dire: guarda, fossi in te…toglierei questo e svilupperei di più questo… Oppure anche un semplice: sì, mi piace. Continua così. Però, almeno nella mia scuola, nessuno lo fa mai.
    Capisco che non c’entri niente con l’idea del progetto in sè…però…

    Commento di divenirearmonico — 22 Aprile 2008 @ 5:41 pm

  4. Provaci!

    Commento di vitadaprof — 22 Aprile 2008 @ 6:02 pm

  5. A fare cosa?

    Commento di divenirearmonico — 22 Aprile 2008 @ 6:03 pm

  6. A chiedere un parere.

    Commento di vitadaprof — 22 Aprile 2008 @ 8:17 pm

  7. Lei ha ragione, ma non è così facile come sembra, io mi vergogno un sacco a parlare con il mio professore, non riesco proprio a pronunciare parola, mi sento male tutte le volte. Comunque non volevo arrivare a parlare di questo… Consideravo comunque che l’idea di un progetto simile a me come studentessa farebbe molto piacere. Di certo non pretenderei un aiuto colossale… ma un’oretta in cui i professori ascoltano il tuo progetto e ti danno un parere sincero, io non la butterei via.

    Commento di spinoza — 22 Aprile 2008 @ 8:45 pm

  8. Secondo me un progetto di questo genere diventa una costrizione per prof e alunni. In una scuola normale i prof sono già disponibili ad aiutare ed orientare chi lo chiede seriamente.

    Commento di vitadaprof — 23 Aprile 2008 @ 5:12 pm

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