Nonostante la presentazione di Tedio Tedich e gli inevitabili sbadigli, l’ultimo spettacolo del laboratorio di teatro mi è piaciuto.
Voglio essere sincero: le prime scene incerte e confuse non promettevano niente di buono. In più lo spettacolo era dedicato a padre Girolamo Saccheri ed alle geometrie non euclidee.
Ero estremamente preoccupato.
Per fortuna, ma questo l’ho scoperto poi, Tedich deve aver copiato il soggetto e non è riuscito a guastarlo del tutto.
Soprattutto non ha negato uno spazio alle straordinarie acrobazie di un gruppetto di ragazze che praticano la ginnastica artistica. Le ha spinte forse ad atteggiarsi in modo esageratamente sensuale ed un po’ finto, ma l’abilità ginnica era così evidente da far passare il resto in secondo piano.
Gli errori, però, devono essere del tutto suoi. Un personaggio, una sorta di inquisitore, dichiara che la chiesa vuole una matematica aristotelica e come stupidaggine è già abbastanza grossa. Un altro, simile al primo, dice a Saccheri: «Questo ti costerà novemila anni di inferno». Ora, se anche qualche prete fosse stato così tonto da fare della contabilità sull’aldilà, non avrebbe certo sostenuto che l’inferno sia a termine. Si insegnava, allora e anche adesso, che l’inferno è eterno.
E poi, forse, l’inferno resta meno noioso di Tedich.