Somari
Non ho potuto fare a meno di ridere quando ho saputo che Giampaolo ha comperato tre asini.
«Per avere un po’ di compagnia» ha detto.
«Se per non sentirsi solo ha bisogno dei somari…» è stato il mio maligno commento.
Giampaolo è l’ultimo abitante rimasto nel paese dove è nata Sonia.
È un bel posto: una chiesa (che dà il nome al paese), una decina di case e un solo abitante. Un paesino da favola.
E le favole, appunto, si sono all’improvviso affollate nella mia memoria.
Ne ho subito storpiata una recitando: «Alla Chiesa, tra l’erba e la paglia, l’asino fischia e il suo padrone raglia».
Quasi contemporaneamente ho immaginato il buon Giampaolo mentre stendeva una tovaglia sotto i somari ripetendo: «Ari ari, ciuco mio butta denari!».
Ma Giampaolo non sembra preso dall’ansia di avere più denari. Quando è in paese se ne va in giro con i vestiti sbrindellati e se i pantaloni lasciano vedere le ginocchia non è per moda, ma proprio perché son vecchi.
Svolgono ancora la loro funzione. C’è bisogno d’altro?
E se, chissà, può darsi che l’asino fischi, il suo padrone non raglia. È senza dubbio un po’ selvatico, ma non si può certo dire che sia poco intelligente.
Del resto ormai tutti sanno che anche l’asino non merita la cattiva fama che ne ha fatto un simbolo negativo nelle nostre scuole.
Però continuo a chiedermelo: «Perché, dopo la morte del suo fedele cane, Giampaolo ha voluto dei somari?»