non sapevo che cosa fosse
A pensarci bene, forse ho studiato filosofia perché non sapevo bene che cosa fosse.
In effetti, quasi tutti i miei insegnanti erano ben strani e quelli di filosofia lo erano di più.
In prima liceo c’era una giovane dolce e simpatica che ci invogliava a fare i più disparati approfondimenti. Quasi tutti i miei compagni si dedicarono a Marcuse, mentre io, bastian contrario, studiai Dietrich Bonhoeffer.
Bello!
Peccato non sapessimo assolutamente nulla di Platone e di Aristotele. Io, ad esser sincero li avevo studiati, ma da solo e da presuntuoso mi ero servito di testi troppo complessi per la mia giovane età e per la mia scarsa preparazione. Credevo di aver capito, ma oggi non ne sono tanto sicuro.
In seconda ci capitò il professor Mombretti. I suoi interessi erano Cartesio e le perversioni sessuali, ma ci parlava più spesso delle seconde e intanto arrossiva vistosamente. Chissà perché tutti lo chiamavamo Membretti o Paonazzo?
Dato che mi davo delle arie, io leggevo direttamente i testi dei filosofi che nessuno ci aveva spiegato in classe e credevo di capire.
Infine, l’ultimo anno, il professor Spolverini diede una spolverata rapida e superficiale ad ogni argomento. Chiedeva poi che si ripetessero a memoria le pagine di un suo bigino che ci aveva dato da studiare.
Io studiavo da solo Hegel, Kierkegaard, Marx, Nietzsche. Leggevo le opere di questi grandi personaggi e credevo di capire. Per mia fortuna, all’esame non vollero darmi filosofia come seconda materia e il greco che credevo di non conoscere bene mi fu di grande aiuto.